Lai torna alla carica sul Parco: «Resta l’unica via di sviluppo»
L’ex sindaco di Gavoi ricorda la battaglia in solitudine a favore del progetto per il Gennargentu «Pochi contrari hanno avuto la meglio su una maggioranza a cui l’idea iniziava a piacere»
NUORO. Nel 2005 da sindaco di Gavoi si oppose in solitudine ai suoi colleghi sbarcati a Roma per cancellare dalle carte statali il parco del Gennargentu. Oggi Salvatore Lai, esponente del gruppo Sardegna Pulita (ex Idv), è ancora convinto che l’oasi naturalistica tra punta La Marmora e il golfo di Orosei va creata. «Il progetto l’ho sempre sostenuto e ora ci credo ancora con più convinzione. È l’unica possibilità per creare sviluppo e lavoro in una realtà sempre più povera, in preda allo spopolamento e da dove partono soprattutto i giovani». Considerazioni che rinnova convinto si tratti della volta buona per metterle a frutto, dopo i tentativi andati a vuoto negli anni '60 e quelli più vicini dell’area protetta della legge nazionale 394, del 1991. L’ottimismo glielo dà la recente presa di posizione a favore della riserva dei sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil.
Ma non è passata inosservata agli occhi di Lai neppure la presa di posizione di Gigi Littarru, primo cittadino a Desulo, anch’egli propenso a ripensare al progetto, alle prese com’è con un paese già dimezzato dallo spostamento dei pastori nell’Iglesiente e nell’attualità dalla penuria di risorse per far salvi servizi e vivibilità. Rispetto alle voci già espresse sul tema, che optano per una disciplina nuova, l’ex sindaco Lai fa salva la legislazione statale di 25 anni fa: «Dalla 394 non si può prescindere, sia per la qualità della norma, sia soprattutto perché proprio con essa lo Stato italiano ha riconosciuto il valore dell’ambiente naturale della Barbagia. I vincoli vanno visti in maniera positiva, perché solo nella misura in cui si salvaguarda il territorio questo può risultare appetibile e portare a un movimento turistico». Salvatore Lai ritiene che il tempo sia quello giusto: «Dati e statistiche sono lì a confermare la crescita della richiesta di vacanze dove ci sia al centro la scoperta e la conoscenza delle bellezze naturalistiche, da vivere con la pratica del trekking, della mountain biking, dell’arrampicata. Il parco può essere questo e insieme l’opportunità di valorizzare produzioni agro-alimentari, monumenti e cultura di cui è ricca la nostra Barbagia». Sono i punti cardine dove Lai inserisce il suo teorema per un nuovo modello di sviluppo della provincia, alle prese anche con una riforma degli enti locali dagli esiti incerti: «Diciamocelo chiaro: non possiamo continuare a puntare sull’industria che ha manifestato tutti i suoi limiti. A Ottana si dovrebbe svoltare verso le bonifiche dai rifiuti della chimica anziché insistere nel salvare l’ultimo frammento rimasto». Industria e parco per Salvatore Lai hanno anche una coincidenza temporale.
Quella del 1998, quando fu istituito il parco e allo stesso tempo dato avvio al contratto d’area, con i 190 miliardi di lire del governo nazionale: «Due fatti negativi, perché l'industrializzazione leggerà non ha partorito se non sprechi, anche per colpa di chi l’ha gestita. Il tempo era invece quello del passaggio a un’economia basata sull'ambiente, con il parco. Ma non se n'è fatto nulla, perché anche in questo caso è mancata la capacità della classe politica, soprattutto nel creare il consenso tra le popolazioni. Alla fine – commenta ancora Lai – i pochi contrari hanno avuto la meglio su una maggioranza a cui l’idea della riserva naturalistica iniziava a piacere». Il decreto del marzo '98, firmato dal presidente della Regione, Federico Palomba, e dal ministro Edo Ronchi si è incagliato nei ricorsi dei comuni, anche di quelli che avevano detto “sì”, per via del mancato coinvolgimento nel momento dell’intesa. È scomparso il gruppo dei favorevoli (una ventina) ma non è finito il consenso di Gavoi e del sindaco Lai: «Nel 2005 non mi sono unito alla delegazione dei colleghi presente in Senato per chiedere l’eliminazione dell’atto ministeriale. Ho invece inviato un documento per chiedere un’azione contraria». Una posizione che Salvatore Lai vuole continuare a far valere.
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