La Nuova Sardegna

Nuoro

Idea Motore, lavoratori in trincea «Nessun aiuto dalle istituzioni»

di Stefania Vatieri
Idea Motore, lavoratori in trincea «Nessun aiuto dalle istituzioni»

Pratosardo, la rabbia dei dipendenti: i macchinari, acquistati dai giapponesi, saranno smantellati «Il Comune e la Regione ci hanno abbandonato, così finisce il sogno dell’era industriale in città»

3 MINUTI DI LETTURA





NUORO. «Cercasi istituzioni a sostegno della vertenza Am Italia, ex Idea Motore». Prosegue inarrestabile la protesta degli operai metalmeccanici della fabbrica nuorese, lasciati soli nella battaglia contro lo smantellamento dei macchinari e quindi la fine del sogno industriale nuorese. «Con grande delusione ci rivolgiamo al sindaco Andrea Soddu, a tutta l’amministrazione comunale della città e alla Regione Sardegna perché, alla luce degli ultimi tristi avvenimenti che ci stanno coinvolgendo, purtroppo dobbiamo constatare il persistere da parte delle istituzioni del massimo disinteresse e menefreghismo dimostrato nei confronti nostri e di una importante realtà produttiva locale, che negli anni ha dato sostentamento a numerose famiglie del territorio», scrivono amareggiati gli ex lavoratori di Am Italia, ex Idea Motore, in una lunga lettera di protesta. «Speravamo di vedervi al nostro fianco in questa dura lotta, che da anni sta portando allo strenuo delle forze non soltanto gli ex lavoratori della fabbrica bensì tutte le famiglie coinvolte in questa drammatica vicenda — proseguono —. Speravamo, o forse ci illudevamo, di poter marciare insieme e urlare all'unisono di fronte al palazzo della Regione tutta la nostra disperazione, per dare gambe a quest'ultima speranza alla quale ci siamo aggrappati con tutte le nostre forze, e insieme avviare un dialogo con l’assessore regionale all’Industria e con quello al Lavoro in primis».

La denuncia degli operai arriva dopo l'ennesimo abbandono da parte delle istituzioni, latitanti nella protesta che da alcuni mesi gli ex lavoratori di Pratosardo stanno portando avanti per salvare la fabbrica di motori elettrici per lavatrici. «Ancora una volta la nostra protesta è vittima e orfana della politica, alla quale più volte è stato chiesto aiuto. Quella stessa politica che noi invece abbiamo sostenuto e appoggiato nove mesi fa». La settimana scorsa i macchinari della fabbrica sono stati messi all'asta dal tribunale di Brescia, dopo che a metà luglio la fabbrica è stata dichiarata fallita. La procedura è andata nella direzione peggiore per gli ex lavoratori metalmeccanici. Infatti all'asta pubblica ha partecipato oltre alla cordata di piemontesi — pronta ad acquistare la linea produttiva e il capannone e riavviare la produzione con l'assunzione di 25 ex operai — anche la multinazionale giapponese Sole Nidec, leader nella produzione di motori elettrici, che si è aggiudicata i macchinari, con l'intenzione di smantellarli e avviare una produzione in Romania dove la manodopera costa meno. «Nonostante questo esito la nostra speranza è ancora viva, perché siamo certi che se il Comune e la Regione decidessero di avviare un dialogo con questa società si potrebbe scongiurare la definitiva fine dell'era industriale di Prato Sardo. E invece il nulla». «La nostra lotta è anche quella di un intero territorio e solo con il sostegno di tutti i nostri rappresentanti consiliari a Cagliari, crediamo ancora che qualcosa si possa fare. Noi siamo disposti a lottare contro lo smantellamento della nostra fabbrica e quindi di parte del nostro futuro lavorativo. Da soli però, non possiamo farcela».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative