Nuoro, la testimonianza di Francesco Calledda: Ho visto i morti fuori dalla metro
Il giovane lavora a Bruxelles, è un funzionario della Commissione europea. Il suo ufficio è a poche fermate dalla stazione della metropolitana dove c'è stato il secondo attentato, dopo quello dell'aeroporto della capitale belga.
NUORO. «Ho visto la gente che usciva dalla metro con il volto insanguinato, i vestiti stracciati. Fumo, urla e disperazione». La voce di Francesco Calledda è concitata. Nuorese, 35enne, è un funzionario della Commissione europea e da dieci anni risiede a Bruxelles, dove ha messo a frutto le lauree in Scienze economiche internazionali e Scienze diplomatiche. C’era anche lui ieri nell’inferno scatenato dai terroristi dell’Isis nella capitale belga. Una manciata di secondi appena e il suo nome poteva figurare nel tragico elenco di morti e feriti. «Se fossi uscito di casa pochi minuti prima – racconta con emozione – mi sarei trovato all’interno della metropolitana al momento dell’esplosione». Le linee telefoniche sono interrotte e la comunicazione è possibile solo via internet. Anche i familiari, angosciati dopo aver appreso quanto stava accadendo in Belgio, hanno ricevuto sue notizie attraverso Facebook. «Sto bene», è il messaggio che Francesco ha inviato loro utilizzando una speciale funzione del social network attivata dopo gli attacchi terroristici di Parigi dello scorso novembre. «Poco dopo – spiega il fratello Cristiano – siamo riusciti a metterci in contatto diretto con lui via WhatsApp». Sono le 13 quando Francesco Calledda riferisce degli attimi terrificanti vissuti. Si trova nel suo ufficio, da dove in quel momento non si può allontanare per ragioni di sicurezza. L’allerta è ancora massima e l’esercito presidia la sede della Commissione: solo alle 18.30 gli verrà permesso di lasciare l’edificio. «Stamattina (ieri, ndr) – dice - sono uscito di casa per andare a lavoro. Avevo intenzione di prendere la metropolitana perché con me avevo la valigia». Il giovane si sarebbe dovuto imbarcare su un volo per l’Italia. Ma non appena scende dal mezzo che lo ha lasciato di fronte all’ingresso della metro, davanti ai suoi occhi appare uno scenario tragico.«Ho subito visto il fumo che usciva dall’edificio – continua Calledda – e persone che correvano fuori urlando, alcune con la faccia piena di sangue e gli abiti strappati»
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