La Nuova Sardegna

Nuoro

L’imputato: «Ho mentito, ho visto l’accoltellamento»

di Valeria Gianoglio

Tentato omicidio alla Clinica 54, Corda ritratta la versione data alla polizia Il giudice monocratico lo assolve dall’accusa di favoreggiamento

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NUORO. Sei anni fa, agli agenti della squadra mobile che lo interrogavano subito dopo l’accoltellamento avvenuto all’interno di quel pezzo di storia dei bar nuoresi che è la “Clinica 54” di via Asproni, Pasquale Corda lo aveva ripetuto più volte: «No – aveva detto ai poliziotti – vi dico che io, dentro il bar, non c’ero». La giustizia, sin dall’inizio, non gli aveva creduto. Sarà che in vicende del genere, capita spesso che le persone coinvolte, seppur alla lontana e come semplici spettatori, tentino di scrollarsi di dosso il sospetto e guai ben peggiori. Sarà che alcune testimonianze, invece, inchiodavano Corda e lo descrivevano all’interno del bar, quell’11 dicembre del 2010.

Certo è che anche Corda – così come il presunto, e poi in seguito condannato, accoltellatore – era finito nei guai. A Corda era stato contestato il reato di “favoreggiamento”. Secondo le indagini fatte dalla polizia, dunque, quella sera di sei anni fa il giovane nuorese era dentro il bar insieme a un amico e aveva visto tutto. Ma lui, all’epoca, aveva insistito: «No, vi dico che non ero lì». E per questo, per quella che era stata ritenuta sin da subito una vera e propria bugia, Corda era stato rinviato a giudizio.

Ieri mattina, a sei anni di distanza dai fatti che avevano ridotto in gravi condizioni il gestore del bar, Marco Corda, Pasquale Corda ha deciso tuttavia di dire tutta la verità su quella serata. Dopo essersi consultato con il suo avvocato di fiducia, Lorenzo Soro, infatti, il giovane si è seduto davanti al giudice monocratico Manuela Anzani e si è sottoposto all’esame delle parti.

E per la prima volta, dai fatti del 2010, ha spiegato che sì, aveva ragione la polizia: lui, dentro la Clinica 54 c’era eccome. «Ho detto che non c’ero solo perché non volevo essere coinvolto e passare guai per l’accoltellamento», ha spiegato nella tarda mattinata di ieri, seduto nella postazione riservata ai testimoni dell’aula al primo piano del Palazzo di giustizia.

Il giudice monocratico, accogliendo la richiesta avanzata dal suo avvocato, al termine della camera di consiglio ha deciso di assolverlo “perché il fatto non costituisce reato”. La “ritrattazione”, del resto, è una possibilità prevista da un preciso articolo del codice penale, il numero 376, che alleggerisce di molto, e in alcuni casi prevede addirittura la non punibilità, dell’imputato che “ritratta il falso e manifesta il vero non oltre la chiusura del dibattimento”.

E così, dopo sei anni dai fatti, la vicenda giudiziaria in primo grado si conclude anche per il “favoreggiatore”. L’accoltellamento, quella notte, erano avvenuto quando il barista, Marco Corda, aveva invitato uno degli avventori presenti ad andare a fumare la sigaretta fuori dal locale.

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