Sulla ciminiera per difendere il lavoro
Due operai sono saliti a 180 metri d’altezza per protestare contro l’esclusione della centrale dal regime di essenzialità
NUORO. Il 25 marzo scorso si erano arrampicati sul traliccio di Terna, a pochi passi dal bivio di Nuraghe Losa sulla 131, per piazzare uno striscione di protesta, rimosso, qualche ora dopo, dai tecnici dello stesso gestore della rete elettrica. Quel gesto, però, non è rimasto isolato. Anzi, i lavoratori di Ottana Energia hanno deciso di ripeterlo alzando il tiro della protesta. Stavolta nel senso letterale del termine. Si, perché la protesta è salita ancora più in alto. Esattamente a 180 metri, tanti quanti ne misura la ciminiera sul tetto della quali sono saliti ieri mattina, poco dopo le 9:30, Giacomo Cabras e Cristian Piras, lavoratori di Ottana Energia, apripista per gli altri operai che oggi daranno loro il cambio.
Gli altri lavoratori che hanno tenuto l’assemblea ai piedi delle due ciminiere spente, mentre i loro compagni salivano su in alto dalla scala esterna, lo hanno detto chiaramente: «Da qui e da lassù non ce ne andremo fino a quanto non avremo risposte». Quelle stesse risposte che attendono dalla fine di dicembre 2015, quando la centrale elettrica di Ottana Energia ha fermato i motori per il mancato rinnovo del regime di essenzialità da parte dell’Authority per l’energia su proposta di Terna. Con i lavoratori, ieri mattina, c’erano i rappresentanti dei sindacati di categoria Sergio Zara (Filctem-Cgil), Antonio Sedda (Femca-Cisl) e Mario Pitzolu (Uiltec). «Gli impianti di Ottana Energia – ha sottolineato Sergio Zara – possono essere ancora utilizzati. A Terna chiediamo di inserire la centrale nei servizi di regolamentazione primaria, secondaria e terziaria della rete elettrica sarda, nella regolamentazione della tensione e nella riaccensione della rete in caso di black out. Sollecitiamo, perciò, un rapido intervento di Regione governo». Chiaro anche il messaggio lanciato da Giacomo Cabras e Cristian Piras: «Il 18 aprile saremo collocati in cassa integrazione. Siamo in attesa di risposte da parte di Terna e del governo da quando, il 31 dicembre scorso, è stata chiusa la centrale. Con la mancata concessione dell’essenzialità, l’energia ha costi insostenibili che saranno pagati dai cittadini sardi».
E, per farlo sapere a tutti, sulla ciminiera hanno affisso lo stesso striscione che avevano appeso il 25 marzo scorso sul traliccio di Terna con la scritta: «I costi di Terna triplicati senza essenzialità. Tutti paghiamo di più in bolletta e la centrale di Ottana non può erogare i servizi alle aziende». Senza il riavvio degli impianti di Ottana Energia rischiano, infatti, di chiudere i battenti anche quelle poche realtà produttive che restano ancora nel sito di Ottana perché non avranno più l’energia, l’acqua, e il vapore necessari per mandare avanti l’attività produttiva.
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