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Nuoro

la deposizione dei figli

«Partirono i pallettoni e ci chiudemmo in cucina»

«Partirono i pallettoni e ci chiudemmo in cucina»

NUORO. «Quella sera ero a casa sotto la doccia – racconta Marcello Chessa, rispondendo alle domande del pm Andrea Vacca – ho sentito uno sparo. All’inizio ho pensato a tutt’altro, poi sono sceso giù...

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NUORO. «Quella sera ero a casa sotto la doccia – racconta Marcello Chessa, rispondendo alle domande del pm Andrea Vacca – ho sentito uno sparo. All’inizio ho pensato a tutt’altro, poi sono sceso giù di corsa. Ho sentito altri spari e mi sono accorto che i pallettoni rimbalzavano. Sono corso in cucina e ho chiuso la porta, ho chiamato mia zia, sono arrivati i carabinieri e i vicini di casa».

«Suo padre si sentiva tranquillo?», gli chiede la pubblica accusa. «Sì, sembrava abbastanza tranquillo – risponde lui – non ci aveva mai parlato delle vicende nelle quali era coinvolto. Con i Deiana? Ci ha sempre tenuto all’oscuro di queste vicenda. Che non loro non avevamo rapporti l’ho saputo dopo».

«Quanti anni aveva, quando è stato ucciso suo padre?», gli chiede l’avvocato di parte civile, Michele Mannironi. «Ne avevo 16 – risponde – frequentavo la scuola. Quella sera ero in giro, ho giocato a biliardino nel salone delle chiesa, come facevamo spesso con gli amici. In casa, quella sera, c’era mia sorella, che all’epoca aveva 13 anni. mi sembra. Dopo il fatto di mio padre, tante cose sono cambiate, ho continuato a uscire ma certo meno serenamente di prima».

Pochi minuti dopo la sua deposizione, nella sedia riservata ai testimoni in corte d’assise, si siede la sorella Francesca. Occhiali con la montatura nera, viso gentile, si vede lontano un miglio che ricordare la tragedia le costa uno sforzo emotivo enorme.

La mamma, seduta qualche banco più in là, le lancia uno sguardo amorevole, e lei comincia a raccontare con voce flebile: «Quella sera ero rientrata a casa verso le 22.15, ero in cucina e ho sentito gli spari. Ero rientrata da mezz’ora e in strada, rientrando, non avevo notato nulla. Mi aveva riaccompagnato a casa mia madrina con sua sorella. Dopo che ho sentito le fucilate sono rimasta in cucina, poi è arrivata mia zia, i carabinieri, i vicini». «Che scuola frequentava all’epoca?», le chiede l’avvocato Michele Mannironi. «A quell’epoca frequentavo la seconda media – risponde lei – ora invece studio infermieristica. Fatti del genere ti cambiano la vita, è stato difficile andare avanti. È difficile andare avanti dopo che ... perdere un padre a 13 anni ... Mi hanno proposto uno psicologo, ma ho detto no».

«Adesso come sta?», le domanda l’avvocato. «Si va avanti», risponde lei con una semplicità che racconta più di tante parole. (v.g.)

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