La Nuova Sardegna

Nuoro

Cresce l’abuso di alcol tra i giovanissimi

di Francesco Cabras
Cresce l’abuso di alcol tra i giovanissimi

Il caso del minore in coma etilico è solo la punta dell’iceberg: la denuncia della responsabile del servizio Rosalba Cicalò

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NUORO. Se il bere una birra o un bicchiere di vino può accompagnare momenti conviviali (il cosiddetto bere sociale), tra i giovanissimi è sempre più diffuso l’approccio alle sostanze alcoliche quale strumento utile solo a raggiungere lo “sballo” il prima possibile. Alla stregua di un qualsiasi stupefacente, ma low cost. Nuoro e provincia non fanno eccezione al fenomeno, come dimostra la vicenda del quindicenne finito in coma etilico dopo una colossale bevuta di birra insieme a un suo coetaneo, che ha riportato alla ribalta la problematica dell’assunzione di bevande alcoliche da parte dei giovanissimi.

Alla ribalta dell’opinione pubblica, ma non tra chi del problema si occupa tutti i giorni. In prima linea, gli operatori del Serd.

La responsabile del servizio, Rosalba Cicalò, non è per nulla stupita da quanto accaduto al ragazzino. «Purtroppo – spiega – non si tratta che di uno dei tanti casi di abuso di alcoolici da parte di adolescenti con cui abbiamo a che fare sempre più spesso. L’unica differenza è che questo si è venuto a sapere perché i genitori hanno presentato una denuncia contro chi avrebbe venduto la birra al figlio. Ma quanti sono quelli che rimangono nascosti?». Tanti, se come assicura la direttrice, il fenomeno è lontano da una soluzione.

«Al contrario, è in preoccupante e costante aumento», sottolinea. Proprio in questi giorni gli operatori del Serd sono impegnati in una campagna di sensibilizzazione contro il consumo di alcolici tra gli studenti delle terze classi delle scuole medie e il quadro che sta emergendo non è certo rassicurante. «I ragazzi intervistati – dice infatti Rosalba Cicalò – hanno risposto che molti dei loro amici coetanei assumono già sostanze alcoliche».

Cosa si può fare allora per arginare il problema, oltre alle opere di prevenzione messe in campo da Asl e da chi opera nel sociale? Per la direttrice le prime azioni devono venire dalla famiglia, che definisce «la prima scuola di vita». «L’alcool è parte integrante della nostra cultura – afferma Cicalò – e molto spesso nelle famiglie ne viene tollerata l’assunzione da parte dei più giovani». Un atteggiamento che si scontra con le iniziative di prevenzione, quando non le rende del tutto inefficaci. Eppure ormai tutti dovrebbero essere coscienti che le conseguenze che un adolescente può riportare a causa delle bevande alcoliche sono tante e gravi.

«In una persona nel pieno del suo sviluppo – spiega ancora la responsabile del Serd - si va dai danni organici, soprattutto al fegato, a quelli neurologici, con l’insorgere di disturbi comportamentali che si possono manifestare, ad esempio, con la disattenzione a scuola». Per questo, sostiene con forza la direttrice, i genitori devono monitorare i figli, prima che i problemi diventino insormontabili.

«A volte – continua – capita che passino anni prima che la famiglia si accorga che il figlio abusa di alcoolici. Solo allora si rivolgono a noi, ma a quel punto il nostro intervento risulta molto più difficoltoso».

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