In tribunale la discarica delle polemiche
In aula la controversia su Coronas Bentosas fra i Cancellu e una società friulana. E la Provincia denuncia rischi ambientali
NUORO. Approda mercoledì 11 in tribunale il contenzioso sulla discarica per “rifiuti speciali non pericolosi” di Coronas Bentosas, nella piana industriale tra Ottana e Bolotana. La controversia riguarda la società friulana Exe, partecipata al 75 per cento della Provincia di Udine, che dal 2014 ha in affitto l’impianto e ne gestisce l’attività, e la proprietaria Barbagia Ambiente, società riconducibile agli imprenditori nuoresi Cancellu. Dal gennaio scorso la discarica, realizzata per smaltire i “fanghi” provenienti dalla lavorazione dei polimeri a Ottana, è stata chiusa su richiesta dei proprietari in attesa della definizione della vertenza. Quest’ultima ruota attorno al fatto che la società friulana, prendendo in gestione l’impianto nel marzo 2014, si sarebbe impegnata ad acquistarlo in breve tempo al costo di otto milioni di euro. Il problema è che la Exe quei soldi non li ha, anzi – a leggere le cronache del quotidiano Il Messaggero Veneto che segue in modo puntuale la vicenda – avrebbe praticamente un piede nella fossa.
Nata come candidato gestore unico della raccolta dei rifiuti in Friuli, la società si è via via dovuta accontentare di gestire impianti locali, arrivando nel 2013 a un bilancio in rosso per circa tre milioni e mezzo. In Friuli è famosa per avere più dirigenti che dipendenti, ma dopo la presa in carico di Coronas Bentosas vede il suo bilancio in netto e clamoroso miglioramento, al punto che già il 2014 si sarebbe chiuso con la cancellazione del buco e un utile di 250mila euro.
Cosa è accaduto dunque nei mesi successivi, e perché la Exe non ha più proceduto all’acquisto promesso? Non è chiaro se dietro il fatto che una società friulana decida di ampliare i propri orizzonti nella piana industriale di Ottana ci sia un reale interesse dovuto ai profitti o se si tratti di alchimie finanziarie legate ai bilanci societari, certo è che la ragion d’essere della stessa Exe viene messa in discussione a cadenza quasi settimanale, come riportano le cronache politiche sul ruolo del maggior azionista, cioè la Provincia di Udine, che fra l’altro è un ente destinato a scomparire con la riforma degli enti locali. Non se la passano bene neppure i Cancellu, la cui società madre ha avviato proprio in questi mesi un concordato preventivo con i creditori per evitare il fallimento. Proprio su questo aspetto fa leva la Exe, che sostiene di non aver proceduto all’acquisto nei tempi indicati nel contratto sottoscritto nel 2013 perché sul patrimonio dei Cancellu, o quantomeno proprio su Coronas Bentosas, gravano ipoteche tali da rendere impossibile la vendita.
A complicare la situazione, è arrivata pochi giorni fa una notizia pubblicata dal quotidiano Marghine.net, che rivela come la Provincia di Nuoro, alla quale spetta l’ultima parola in termini di autorizzazioni ambientali, ha inviato una diffida a proprietario e gestore dell’impianto «in quanto da una ispezione dell'Arpas sono risultate situazioni di “non conformità” e/o “ inosservanza” alle prescrizioni dell'Aia (autorizzazione integrata ambientale, ndr) oltre che situazioni di “criticità” che pur non configurandosi in violazioni di prescrizioni Aia di norme ambientali di settore generano un rischio ambientale tale da richiedere interventi atti a prevenirle». Ma l’impianto non era chiuso da gennaio? Di sicuro il movimento di camion dentro e fuori lo stabilimento che era possibile constatare sino a qualche giorno fa sembra dimostrare il contrario, e così anche la diffida della Provincia.
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