L’impianto voluto da Soru che finì nell’inchiesta sul G8
BOLOTANA. Della costruzione di una discarica controllata del tipo 2B (rifiuti non tossici e non nocivi) si cominciò a parlare a Bolotana dalla fine degli anni ’80 e fino al 1993, quando l’assessorato...
BOLOTANA. Della costruzione di una discarica controllata del tipo 2B (rifiuti non tossici e non nocivi) si cominciò a parlare a Bolotana dalla fine degli anni ’80 e fino al 1993, quando l’assessorato regionale alla difesa dell’Ambiente approvò il progetto per la realizzazione di un impianto di condizionamento di fanghi. Il progetto, presentato dalla società Prodeco (che poi si ritirò) in nome del raggruppamento di imprese Prodeco Spa (gruppo Eni)-Ambiente Spa - Cancellu, tornò alla ribalta alla fine del 1999, quando venne finanziato dal ministero dell’Industria. Il tutto funzionale al nascente Contratto d’area, destinato a dissolversi nel nulla qualche anno dopo, e allo smaltimento dei fanghi trattati dello stabilimento di Ottana. Nella concessione del contributo (quasi 12miliardi di lire a fondo perduto, per 22 occupati) si notò subito un’anomalia. Il decreto ministeriale prevedeva, infatti, “la concessione di contributi a iniziative sostitutive localizzate nei bacini minerari di crisi”. In molti a Bolotana storsero il naso: tutto c’era nella pianura del Tirso fuorché aree minerarie dismesse. A settembre del 2000 il consiglio comunale chiese alla Regione di sospendere la concessione in attesa di studi di impatto ambientale”. Ma il progetto andò avanti. Il Comune emise allora un’ordinanza di blocco dei lavori che venne poi ritirata per un ricorso al Tar. Neppure le manifestazioni popolari davanti ai cancelli di “Coronas bentosas” servirono a impedire i lavori. Che andarono avanti. Fino all’entrata in funzione della discarica alla fine del 2003. Il bacino di conferimento dei rifiuti venne fissato in un raggio di 50 chilometri. Nel 2004, l’impresa Francesco Cancellu chiese l’estensione del bacino di raccolta. Ma la richiesta, su pressione del comune di Bolotana e della popolazione che si organizzò in comitato, venne respinta dalla Regione. L’imprenditore nuorese tornò alla carica nel 2007. Stavolta con successo. Il 16 giugno del 2008 la giunta regionale Soru approvò la delibera di ampliamento del bacino di raccolta a tutta l’isola. Proprio in quei mesi a La Maddalena si stavano aprendo i cantieri per la demolizione dell’arsenale militare in vista del G8 poi spostato all’Aquila. A fare saltare il muro di silenzi e omertà ci pensò un’inchiesta del settimanale L’Espresso nel 2008, che rivelò che a “Coronas bentosas” erano stati stoccati 365 quintali di rifiuti speciali contaminati da amianto provenienti dalle strutture militari di La Maddalena. Deboli le smentite. A cominciare da quella della Provincia che sulla discarica esercita il controllo ambientale. Nel 2013 il passaggio di gestione alla friulana Exe. Ma questa è un’altra storia.
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