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Nuoro

S’Àrbore, il saluto a Santu Frantziscu

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S’Àrbore, il saluto a Santu Frantziscu

L’incontro comunitario nella piana di Marreri apre con il banchetto dei pellegrini il nuovo priorato Flamini-Secchi

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NUORO. «Verso mezzogiorno si arrivò all’Isalle; secondo l’uso si smontò laggiù, per desinare, sotto un gruppo d’alberi, fra rocce coperte di musco fiorito, in riva all’acqua corrente. L’accampamento fu presto fatto; sorsero i fuochi, giraron gli spiedi, furono imbandite le mense. Il meriggio era dolce; grandi, alte macchie di oleandri sorgevano lungo l’acqua corrente, immobili nell’aria calda; in fondo alla valle le messi splendevano al sole. La nicchia col piccolo San Francesco fu deposta per terra, sopra un grande fazzoletto disteso; e dopo il pasto uomini e donne vi si affollarono intorno, inginocchiandosi, baciandola e deponendovi dentro un’offerta». Ripercorrendo la cavalcata del tormentato Elias Portolu, di rientro da Santu Frantziscu con la carovana di priori, novenanti e pellegrini, Grazia Deledda destinava a fama immortale il pasto rituale de S’Àrbore. Non un semplice banchetto faraonico – come talvolta è stato erroneamente interpretato – bensì un momento in cui la vita comunitaria di un’originalissima cultura agro-pastorale e un sentimento religioso radicato nei millenni si trasfondono mirabilmente. Basta la presenza del Santo, nella sua nicchia, a vegliare sui convitati, a testimoniarlo.

Quasi a protezione di ciascuno, in special modo dei nuovi priori, che – con l’invito alla comunità de S’Àrbore – si cimentano nella prima vera grande “prova” di un anno intenso e impegnativo.

Così è stato anche ieri per Stefano Flamini e sua moglie Nadia Secchi, ancora emozionati per gli eventi travolgenti di questi ultimi giorni, a cominciare dall’investitura, che hanno offerto il pranzo ai priori uscenti Bachisio Porcu e Grazia Saggia e a tutta la comunità di novenanti e pellegrini.

Un pasto che richiama alla tradizione, fatto soprattutto di carni di porcetto e pecora arrosto, innaffiate dal generoso e profumato vino di Marreri. Al termine del banchetto, prima del rientro in città, le coppie di priori hanno dato corso alla consegna dello stendardo e delle reliquie del Santo.

Momento sempre commovente, perché ispirato da contrizione e riverenza per un santo che i nuoresi hanno impresso nel cuore, invocandone da sempre la taumaturgica protezione. Ancora Grazia Deledda ce lo ricorda in ogni passo del suo capolavoro, con le continue esclamazioni di Elias e di sua madre Annedda a «Santu Frantziscu bellu».

Prima dell’imbrunire la brulicante compagnia di fedeli e pellegrini, partita da S’Àrbore, seguita dai cavalieri, ha fatto il suo rientro in città.

«Nuoro era vicina, lassù, dietro l’orlo della valle illuminato dal sole calante. La carovana ferma là in alto, sui cavalli stanchi e sudati, lucenti sullo sfondo d’oro del cielo, aspettava che tutti giungessero, per rientrare uniti in paese e girar tre volte a cavallo attorno alla chiesetta del Rosario, la cui campana squillava già, lontana, argentina, salutando il ritorno del piccolo Santo».

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