Tassa sulle insegne, in Comune le proposte della Confcommercio
«Finora il sistema ha creato troppi problemi alle imprese» «Bisogna cambiare in diversi punti l’attuale regolamento»
NUORO. Al temine dell’incontro in municipio, si definiscono ottimisti. Perché, spiegano, «dopo la riunione di ieri mattina in Comune a parlare di tributi minori, riteniamo, come Confcommercio, che finalmente dopo anni di arroganza di mancati confronti, si possa finalmente aprire qualche spiraglio per cambiare le cose». Al centro della riunione, tra amministratori comunali e rappresentanti degli imprenditori, c’è stata in particolare la tanto discussa tassa sulle insegne.
Una tassa che, come hanno spiegato i vertici della Confcommercio nuorese nell’incontro in Comune, negli anni «ha creato centinaia di problemi a causa di un regolamento assurdo, bizantino e senza alcuna logica. Interpretato rigidamente e senza capire, come abbiamo spiegato più volte, che le insegne sono “il viso delle attività imprenditoriali”. Abbiamo evidenziato come negli anni, per la vessazione in atto, c’è stata una vera e propria morìa delle insegne, con risultati negativi per tutti, compreso il Comune che non incasserà più nulla».
Fatta questa premessa, la Confcommercio ha presentato al Comune, alcune proposte per modificare il sistema delle tasse sulle insegne e il concetto stesso di insegna. Tanto per cominciare, infatti, gli imprenditori al Comune lo dicono subito che «non è assolutamente chiaro cosa si intenda per insegna nel regolamento comunale. Si è arrivati all’assurdo di tassare i bar per aver esposto uno dei marchi commercializzati. La noma dice, invece, che rientrano nei casi di esenzione poiché la scritta è idonea a segnalare quel tipo di impresa».
Anche sulla questione della pluralità di insegne, la Confcommercio, nell’incontro in Comune, ha detto la sua e ha segnalato una discrepanza tra quanto disposto dalla legge, ovvero che «nei casi di esposizione di più insegne, le stesse vadano misurate singolarmente, sommate e che eventualmente la superficie totale ottenuta vada poi arrotondata per eccesso», e quanto invece fa la concessionaria locale dei tributi, che dice la Confcommercio, «applicando sempre il regolamento comunale assurdo, provvede singolarmente agli arrotondamenti, con risultati esorbitanti».
E si spiega anche meglio: «Le scritte riportanti il marchio di una birra, ad esempio, apposte nello spazio inferiore di un ombrellone, vengono tassate, con questo sistema, per otto metri quadrati, con imposizione fiscale di oltre 300 euro». La Confcommercio segnala anche che sono i cosiddetti “avvisi al pubblico” come “magazzino ricambi”, “uffici” e dintorni, soprattutto se sistemati all’interno delle attività non sono tassabili per legge. L’associazione, infine, ha chiesto al Comune di semplificare gli aspetti amministrativi legati alle tasse sulle insegne consentendo, ad esempio, di segnalare le proprie insegne attraverso una semplice autocertificazione, «e non, come succede attualmente, mediante comunicazioni “Duaap” sottoscritte da professionisti che, oltre a essere farraginose, hanno un costo rilevante». Capitolo contenziosi, infine. Su questo aspetto la Confcommercio, ha suggerito al Comune che «sarebbe opportuno non obbligare, almeno nella prima fase interlocutoria, gli operatori a ricorrere in commissione tributaria, evitando loro di sostenere spese spesso superiori alle somme contestate».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google