«Proposta indecente» Gli operai si arrendono
Idea Motore: la Nidec propone l’assunzione a Pordenone di 20 ex dipendenti «È chiaro che con lo stipendio che ci danno non possiamo trasferirci»
NUORO. La Nidec corporation rilancia e propone l’assunzione immediata di venti ex operai Idea Motore da impiegare in una delle fabbriche di proprietà della società. Nonostante il mancato accordo con Regione e sindacato, che più volte hanno chiesto invano alla multinazionale nipponica di proseguire nell’area industriale di Pratosardo la produzione di motori elettrici per lavatrici, qualche giorno fa la società del Sol Levante ha comunicato all’assessore regionale all’Industria la propria disponibilità per l’assunzione a tempo determinato di venti ex operai metalmeccanici della fabbrica Idea Motore da inserire nella catena di montaggio dello stabilimento Sole Nidec di Pordenone.
Una notizia che tra gli ex lavoratori è rimbalzata di bocca in bocca più come una lavata di coscienza da parte del colosso nipponico, piuttosto che come una vera opportunità.
«La proposta della Nidec è considerata da noi operai “indecente”. Uno stipendio da operaio metalmeccanico arriva a malapena ai mille euro e andare a lavorare a Pordenone con vitto e alloggio a nostro carico equivale a lavorare per pagare l’affitto e le bollette – sottolineano alcuni operai –. Se tanto ci teneva al nostro futuro lavorativo poteva lasciare qui i macchinari almeno per due anni, il tempo cioè di smaltire gli ordini commissionati alla defunta Am Italia da parte di un grosso cliente». Dopo settanta giorni di presidio permanente, ieri per la prima volta davanti ai cancelli della fabbrica di motori elettrici per lavatrici non c’era anima viva. Un silenzio quasi irreale è calato davanti alla fabbrica di motori elettrici. Non sventolano più neanche le bandiere rosse della Fiom Cgil. Sembra che tutto sia ritornato indietro nel tempo, a quel maledetto 2008 quando Idea Motore chiuse definitivamente lasciando a casa un centinaio di operai, ora disoccupati. «Con la morte nel cuore “deponiamo le armi” – commentano un gruppo di operai dopo la disfatta –. Non ha più senso presidiare la fabbrica, ormai il dado è tratto, non ci sono più speranza» concludono. «Purtroppo è ufficiale: Idea Motore ha chiuso – commenta un ex lavoratrice –. Mi dispiace per noi operai, mi dispiace per Nuoro e mi dispiace per la Sardegna intera perché questa è l’ennesima sconfitta, l’ennesimo fallimento – chiosa –. Ma non degli operai e neanche degli imprenditori che fino all’ultimo ci hanno creduto. Il vero fallimento sta nella classe politica dirigenziale incapace di intervenire, sostenere e aiutare splendide realtà come questa – rimarca l’ex operaia Idea Motore –. Con grande determinazione e consapevole di un futuro sempre più buoi andrò avanti a testa alta portandomi sempre nel cuore la mia fabbrica: Idea Motore». La rabbia poi cede il passo alle disperazione nel racconto di uno degli ex operai che da anni vive con un reddito pari allo zero. «Quindici anni di vita vissuti con impegno e fatica, ma anche con orgoglio e dignità, sono stati accartocciati e gettati via – ribadisce Gianni Ladu, ex operaio ed esodato da tutte le politiche attive del lavoro –. Lacrime e rimpianto per ciò che sarebbe potuto essere il nostro futuro se i macchinari avessero continuato a produrre a Nuoro, cedono il passo alla rabbia per l’incapacità di parti sociali e politica di riuscire a dare risposte concrete a qualche decina di madri e di padri disperati sul loro futuro e quello delle loro famiglie» spiega.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
