Dieci anni e 8 mesi per il tentato omicidio dell’ex vicesindaco
Condannato Raimondo Melone, i fatti risalgono al 2014 Movente: un terreno conteso. Difesa contro le intercettazioni
NUORO. A due anni dai fatti contestati, e dopo un’ora e mezza di camera di consiglio, si chiude con una condanna a 10 anni e 8 mesi, il processo con il rito abbreviato per il tentato omicidio dell’ex vicesindaco di Lula, Giovanni Cabua. Sono passate da poco le 11.40 di ieri, quando la porta dell’aula gup si apre, e dalla stanza, accompagnato dagli agenti di polizia penitenziaria, esce l’imputato Raimondo Melone.
Così come avevano chiesto il pm Andrea Vacca e gli avvocati di parte civile, Lorenzo Soro e Pasquale Ramazzotti, anche per il gup Mauro Pusceddu, il 4 giugno del 2014 era stato proprio Melone a programmare e a pianificare con freddezza l’omicidio del compaesano, Giovanni Cabua che quel giorno, mentre accudiva i suoi cavalli, era scampato alla morte solo per un miracolo. Secondo l’accusa lo aveva pianificato per una ragione che spesso, soprattutto in provincia di Nuoro, accende gli animi e provoca morti: un terreno di campagna conteso da tempo.
Dodici anni dopo, dunque, almeno per il primo grado di giudizio, la vicenda si chiude con la condanna a 10 anni del presunto mandante del delitto. Raimondo Melone viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e cautelari e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ma il gup Pusceddu, vista una perizia che qualche tempo fa aveva accertato la presenza in Melone di uno stato di profondo disagio, ha già stabilito anche che una volta espiata la sua pena, all’allevatore lulese dovrà essere applicata per due anni la misura di sicurezza della libertà vigilata e l’obbligo di stare a casa ogni sera dalle 19 sino alle 5 del giorno dopo.
Melone è stato assolto, invece, dall’accusa di aver ucciso i cavalli di Cabua. E questa assoluzione non è da poco, perché l’uccisione di questi cavalli è sempre stata considerata uno dei moventi della commissione del delitto. L’allevatore è stato condannato anche al risarcimento del danno per le parti civili e al pagamento di una provvisionale di 20mila euro a Giovanni Cabua, e a cinquemila euro a ciascuna delle altre parti civili. A inchiodarlo, secondo il pm, erano state soprattutto alcune intercettazioni. Le stesse conversazioni sulle quali la difesa di Melone, rappresentata dagli avvocati Gianni Sannio e Nazarena Tilocca, aveva concentrato parte della propria arringa. L’avvocato Tilocca nel corso di una discussione appassionata aveva più volte ricordato, perizie e consulenze alla mano, le inesattezze nella trascrizione delle stesse intercettazioni. In una in particolare, come aveva rilevato la difesa, Melone non aveva fatto riferimento ad alcune fucilate, ma parlava invece di due cani. Per questo, i due avvocati, sono pronti a ricorrere in appello. Nello stesso processo, ma con la sola accusa di detenzione di armi, è stato condannato a due anni e 8 mesi, il lulese Salvatore Loi, difeso dall’avvocato Simonetta Pinna.
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