Quando “Grazia Deledda” era un tonico digestivo
NUORO. «Scandaloso! Chi è questo sfrontato signor Battista Guiso che si è permesso di usare il nome di Grazia Deledda come nome per un tonico digestivo??? Irrispettoso, spero che sia messo in carc......
NUORO. «Scandaloso! Chi è questo sfrontato signor Battista Guiso che si è permesso di usare il nome di Grazia Deledda come nome per un tonico digestivo??? Irrispettoso, spero che sia messo in carc... ah no, è morto nel 1930, la bevanda è tuttora coperta da brevetto e veniva proposta nelle serate da the della casa reale Savoia. Mica scemo il trisnonno! Signor Madesani, specifico che non sono il detentore attuale del brevetto quindi non rispondo legalmente dello stesso». È sarcastico, Salvatore Pinna Soru. Suo il post appena citato, pubblicato sul profilo personale di Facebook. È sui social, infatti, che si scatena il dibattito intorno alle etichette per bottiglie di vino disegnate e proposte nei giorni scorsi da Salvatore Piredda, presidente del Centro commerciale naturale Corso Garibaldi.
Il primo a lamentarsi per l’accostamento Nobel-alcol, era stato il nipote della scrittrice, Alessandro Madesani Deledda. La proposta di Piredda, comunque, ha registrato anche numerosi consensi, anche perché non era limitata alle bottiglie di vino. Le sue proposte rientravano infatti in una ben più ampia operazione di marketing culturale.
Mario Bernabò Bobo reagisce e scrive: «Nemmeno per questa si sono scandalizzati» pubblicando la foto di una birra con l’etichetta Grazia D. L’elixir Grazia Deledda dei primi del Novecento, insomma, non ha insegnato niente. Certo è che questa polemica intorno all’uso dell’immagine del Nobel (nel suo 90° anniversario, 80° dalla morte) è destinata a crescere.
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