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la proposta

Una Casa socioassistenziale diurna

Una Casa socioassistenziale diurna

Gusai: diamo risposte a un bisogno crescente della nostra città

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NUORO. «Una Casa socioassistenziale diurna a Nuoro». A lanciare la proposta dai banchi dell’opposizione è il neo consigliere Gian Pietro Gusai. Facendosi portavoce di alcune associazioni, ha portato l’istanza all’attenzione del parlamentino nuorese in occasione della recente approvazione del regolamento “Casa protetta”. Gusai ha così dato voce a un bisogno particolarmente sentito in città: quella di poter disporre di Casa socioassistenziale diurna, appunto, in primo luogo, destinata poi a crescere «per ospitare persone bisognose di assistenza, per brevi periodi di tempo inferiori alla settimane, in modo tale da permettere ai familiari che li assistono di poter far fronte a problematiche proprie» spiega il medico chirurgo consigliere comunale.

«L’assistenza, in questo caso, sarebbe rivolta a persone relativamente autosufficienti, non allettate, in un ambiente protetto che può ospitarle e assicurare attenzione amorevole e le giuste cure». Un’opportunità anche per numerose associazioni di volontariato presenti a Nuoro. «Stiamo parlando di un luogo sicuro dove possiamo portare un nostro caro – spiega Gusai – che tranquillamente trascorrerà la giornata servito e con tutti i confort e l’assistenza necessaria. Potrà così stare con persone attive e non rinchiuso nella solitudine delle pareti domestiche, in mancanza dei suoi cari, per poi tornare a casa la sera stessa o al massimo dopo cinque giorni». «Oltre che eventuali finanziamenti pubblici – suggerisce il consigliere –, si potrebbero sfruttare spazi attualmente non utilizzati di proprietà del Comune». L’auspicio di Gusai è che in un futuro prossimo proposte come la sua «divengano realtà, visti l’aumento dell’età media della popolazione, l’aumento di patologie croniche e di malattie degenerative cerebrali associate alla scarsità di risorse delle famiglie, che sempre di più si trovano in una condizione di necessità. D’altro canto – chiude il medico – è in aumento lo spirito di solidarietà della popolazione che sempre di più sente questi come bisogni primari».

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