La Nuova Sardegna

Nuoro

Nuova bufera sul Pd La segretaria Forma: «Io non me ne vado»

di Francesco Pirisi
Nuova bufera sul Pd La segretaria Forma: «Io non me ne vado»

L’assemblea provinciale le ha chiesto di lasciare l’incarico «Gestione personalistica». «Voglio un partito trasparente»

4 MINUTI DI LETTURA





NUORO. Non c’è pace nel Partito democratico nuorese. Una crisi che si trascina da oltre un anno e la soluzione sembra ancora molto lontana. A finire sulla graticola è la segretaria provinciale Daniela Forma, eletta quasi a furor di popolo il 21 settembre 2015 e ora contestata persino dai suoi più accesi sostenitori. Un po’ come era accaduto al suo predecessore, Antonio Arghittu, immolato sull’altare della bruciante sconfitta alle amministrative di Nuoro. E anche per Daniela Forma le accuse sono più o meno le stesse, visto che uno dei punti principali che le viene contestato è proprio quello della sconfitta alle recenti amministrative in numerosi comuni del territorio.

Ma lei non ci sta. Ed è pronta a dare battaglia su tutti i fronti e a non lasciare nulla di intentato per difendere la sua posizione. Diverse cose, infatti, potrebbero anche essere accettabili dal consigliere regionale Daniela Forma, ma non certo quella di chiudere la sua esperienza al timone del Partito democratico nuorese dopo appena nove mesi. Venerdì scorso, l’assemblea provinciale le ha suonato il campanello per dirle di lasciare l’incarico. E a chiederlo sono stati due pezzi da 90, componenti della segreteria ed esponenti di spicco di quella corrente interna che l’aveva sostenuta il 21 settembre 2015, così come era stato fatto con il povero Antonio Arghittu che poi era stato sfiduciato: il vice-segretario Tore Fenu e il segretario organizzativo Giovanni Mura.

Ma ancora più forte, considerato anche il passato sostegno carico ancora di ricordi freschi, è il segnale di “stop” alla segreteria che è arrivato da parte del gruppo del senatore Giuseppe Luigi Cucca, presidente dell’assemblea provinciale e suo grande ex sostenitore. «Ci siamo ritrovati di fronte a una gestione autonoma e individualista del partito che non è accettabile – hanno detto i Cucca boys – e quindi non avrà un prosieguo».

La segretaria provinciale non ha però alcuna intenzione di farsi scalzare e sta preparando la controffensiva per la prossima assemblea provinciale di lunedì 25 luglio. «Ho una settimana per esaminare la situazione, attraverso il confronto con le varie correnti, anche a livello regionale» ha replicato con fermezza Daniela Forma, che ha intenzione di smentire punto per punto le ragioni della sfiducia –. Chi mi accusa tira in ballo l’esito negativo delle elezioni amministrative di giugno e il fatto di avere evitato il confronto per esaminare la sconfitta. Nulla di più falso. L’analisi, a iniziare da Orani e Siniscola, è stata solo rimandata per dare la possibilità agli iscritti di esprimersi prima nei circoli comunali». L’obiettivo è quello di capire il perché del distacco popolare nella provincia “bianco-rossa” di sempre e rinserrare i ranghi. Ma senza nessun altro assillo, perché la segretaria di colpe proprie non ne vuole neppure sentire: «All’indomani del voto per le comunali ho capito come questa tornata elettorale s’inserisse nell’onda lunga di richiesta di cambiamento da parte dell’elettore di centrosinistra e dei cittadini. Per questo, ho lanciato un appello all’unità interna e a una maggiore apertura del partito ai contributi di quanti volessero impegnarsi».

Svelato quello che viene ritenuto un motivo falso, Daniela Forma ha invece indicato quella cha suo parere è la ragione vera della sfiducia: «Le questioni e gli obiettivi da raggiungere attraverso la fine della mia segreteria sono differenti. Lo prova il fatto che la mia testa è stata chiesta dal segretario organizzativo Giovanni Mura appena una settimana dopo la tornata per le amministrative, quando ancora non si poteva concretizzare l’accusa della mancata riflessione post-elettorale».

Diverso il confronto sul referendum per le trivellazioni, con la segretaria schierata per il “sì”, in maniera distinta e opposta al governo e al segretario del partito Renzi. «Dopo quel pronunciamento, nella segreteria nulla è stato come prima. Anzi, proprio chi oggi si è presentato dimissionario (Mura e Fenu, ndr), allora ha fatto in modo che il partito rimanesse immobile e in balìa delle critiche – ha concluso la segretaria –. E la conseguenza è un Pd provinciale senza guida riconosciuta, dove potrebbero riesplodere le lotte di quartiere, talmente letali due anni fa da ritardare di diversi mesi la chiusura del congresso e l’accordo per il segretario. Le divisioni si potrebbero superare se ci si ritrova a concepire insieme la vita e l’azione del partito. Io voglio un Pd agibile a tutti e anche autonomo, se è il caso, dalle scelte nazionali e regionali».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative