Inceneritore, i comitati ora diffidano la Regione
«La sentenza del Tar non può essere impugnata di fronte al Consiglio di Stato» In caso contrario minacciano di inviare tutti gli atti alla Corte dei conti
MACOMER. La Regione non può impugnare di fronte al Consiglio di Stato la sentenza del Tar di Cagliari che ha stoppato i lavori del nuovo inceneritore a Tossilo mentre è in corso una procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea nel 2015 per la mancata revisione del Piano dei rifiuti. Il comitato “Non bruciamoci il futuro”, l’associazione “Zero waste Sardegna” e i sindaci dei Comuni della Barbagia che hanno partecipato alla conferenza stampa tenuta ieri a Macomer per presentare la sentenza del Tar che ha accolto i loro ricorsi contro l’inceneritore hanno detto chiaramente che, a fronte del mancato aggiornamento del Piano, l’impugnazione sarebbe un fatto gravissimo di fronte al quale non esiterebbero a inviare tutti gli atti alla Corte dei conti. Alla conferenza stampa sono intervenuti Franca Batelli per “Zero waste”, Mauro Aresu di “Non bruciamoci il futuro”, i sindaci di Olzai (Ester Satta), Gavoi (Giovanni Cugusi) e Sarule (Mariangela Barca) per l’Unione dei Comuni della Barbagia, il presidente dell’Isde Medici per l’ambiente, Vincenzo Migaleddu, e Domenico Scanu della stessa associazione.
Franca Batelli ha manifestato soddisfazione per la sentenza che accoglie le ragioni della gente che i Comuni della Barbagia, associazioni e comitati hanno rappresentato di fronte al Tar e ha spiegato che l’alternativa all’inceneritore è il polo del riciclo, il quale garantisce una maggiore occupazione rispetto a un impianto di incenerimento e soprattutto la salute dei cittadini e l’ambiente. Ha inoltre sottolineato che le tecnologie di gestione dei rifiuti senza incenerimento sono progredite per cui quasi tutto ridiventa materia prima. Mauro Aresu ha parlato della gravità di un atto di impugnazione da parte della Regione e rimarcato che il comune di Macomer ha autorizzato il progetto senza un passaggio in Consiglio. «Non è vero che la sentenza certifica che l’inceneritore non inquina – ha detto –, c’è anche la questione dei costi, per la quale un paio d’anni fa abbiamo presentato un esposto in Procura che non ci risulta archiviato». Il sindaco di Sarule, Mariangela Barca, ha parlato del lavoro svolto in questi anni dal comitato “Non bruciamoci il futuro” e della vocazione agricola del territorio che non si concilia con la presenza di un inceneritore. Nel suo comune si lavora per altre soluzioni di gestione dei rifiuti diversa all’incenerimento e dalle discariche. Della raccolta differenziata e della possibilità di scelte diverse dall’incenerimento ha parlato Giovanni Cugusi, sindaco di Gavoi. «È assurdo pensare a un mega impianto a Macomer – ha detto – quando il centro Sardegna si spopola e produce meno rifiuti. Mi auguro che la Regione ci pensi e che non impugni la sentenza del Tar». Il sindaco di Olzai, Ester Satta, ha definito la sentenza «una vittoria dei cittadini» contro un’imposizione della Regione «sempre sorda alle istanze della gente». I medici dell’Isde Vincenzo Migaleddu e Domenico Scanu hanno ricordato che l’Unione Europea ha stabilito che l’attività di incenerimento dovrà cessare dovunque entro il 2020 per cui anche il revamping del Casic di Cagliari e il nuovo inceneritore nel nord Sardegna saranno fuori legge. (t.g.t.)
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