Omicidio Piras a Lula, saranno processati il fratello e la cognata
Il gup dispone il giudizio per Nico Piras e per la moglie Alice Flore. Compariranno in corte d’assise a fine ottobre
NUORO. Volti segnati da nove mesi di carcere, visibilmente dimagriti, pochi minuti dopo le 9 di ieri mattina, scortati dagli agenti di polizia penitenziaria del carcere di Badu ’e Carros, entrano nell’aula gup al quarto piano del Palazzo di giustizia, si siedono l’uno vicino all’altra, e attendono in silenzio che la giustizia faccia il suo corso. Al termine di ieri mattina, sono stati entrambi rinviati a giudizio per omicidio.
Secondo l’accusa e il gip che all’inizio di novembre 2015 ne aveva disposto la custodia cautelare in carcere sono loro, Nico Piras, 35 anni, e la moglie, Alice Flore, 33 anni compiuti proprio qualche settimana fa, ad aver ucciso, o contribuito comunque alla morte, del fratello di Nico, Angelo Maria Piras, la mattina del 25 gennaio 2015, nelle campagne di Lula, sullo sfondo di dissidi legati alla gestione dei terreni e dell’azienda agricola di famiglia e a vecchi rancori.
Ma ad accendere ancora di più gli animi, secondo quanto avevano spiegato i carabinieri della compagnia di Bitti, era stato un violento litigio scoppiato tra i due fratelli, la sera prima dell’omicidio. «Era il 24 gennaio 2015 – aveva raccontato il capitano Fabio Saddi – e alla fine di quel litigio Angelo Maria aveva colpito Nico con delle pietre, provocandogli ferite profonde alla testa. Angelo Maria accusava il fratello più giovane di aver fatto “la spia” ai carabinieri sulla presenza di una pistola in un terreno di famiglia. Per quell'arma, Angelo Maria fu condannato».
L’accusa, a sostegno della sua tesi, ha portato una mole consistente di intercettazioni telefoniche e ambientali: Nico Piras, infatti, da prima della morte del fratello era sotto intercettazione nell’ambito di una inchiesta per traffico di droga e armi. Ma la difesa, rappresentata dagli avvocati Mario Lai – per Alice Flore – e Angelo Manconi – per Nico Piras – anche ieri mattina ha contestato con forza proprio quelle intercettazioni perché alcune delle parole che i carabinieri avrebbero intercettato, a parere della difesa non sono mai stata pronunciate, e sono zeppe di “parrebbe”, “sembra” e giudizi che non dovrebbero comparire invece nella trascrizione di una intercettazione.
Per questo motivo la difesa ha chiesto al gup Mauro Pusceddu di disporre una perizia su quelle intercettazioni, e di disporla prima di decidere se rinviare a giudizio i due imputati. Per il pm Andrea Ghironi, invece, le intercettazioni andavano bene così come sono. Il gup Pusceddu ha rigettato la richiesta di perizia. E ha deciso, invece, che gli elementi prodotti dall’accusa sino a quel momento erano più che sufficienti per essere vagliati nel corso di un processo: Nico Piras e Alice Flore verranno dunque giudicati dalla corte d’assise dal prossimo 27 ottobre. Ma la difesa, ha registrato comunque un punto a favore: lo stesso gup, infatti, ha stabilito di disporre la trascrizione delle intercettazioni che la difesa chiedeva di esaminare.
Lunedì verrà dato l’incarico al perito che se ne dovrà occupare. Quelle trascrizioni finiranno poi nel fascicolo del processo in corte d’assise. Ieri mattina, a giudizio, si sono costituite anche tre parti civili: sono la vedova e i due figli di Angelo Maria Piras. Sono rappresentati dagli avvocati Giovanni Colli, Francesco Mossa e Paolo Canu.
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