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Fare turismo e memoria, quando l’arte è marketing

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NUORO. In tanti paesi sta diventando motivo di orgoglio poter annoverare un murale di pregio, figuriamoci se di tali murales ce ne sta più di uno. Laddove ci sono, e sono garbati, hanno svariate...

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NUORO. In tanti paesi sta diventando motivo di orgoglio poter annoverare un murale di pregio, figuriamoci se di tali murales ce ne sta più di uno. Laddove ci sono, e sono garbati, hanno svariate funzioni. Abbelliscono il luogo, gli danno il colore che prima non c’era, raccontano storie. In un tempo che di storie non ne avverte il bisogno sembrerebbero soldi sprecati. Ma non è così che funziona se qualcosa la si vuole lasciare a chi verrà dopo. Le bocche stanno diventando mute, le orecchie sorde, le memorie svampite e non si venga a dire che non è vero. Ecco che quei benedetti muri dipinti (è preferibile dire così), laddove ci sono, questo compito lo stanno assolvendo alla grande, provare per credere. Fra i tanti modi di fare turismo, con poche pretese, se ne sta sviluppando uno che ne vale la pena: andare per paesi che vantano muri dipinti, e non di colore soltanto, ovviamente. Ovunque storie, affrescate sui muri, perché di storie si tratta. Non luoghi, non cartoline, graziose quanto si vuole, bensì eventi e persone del luogo, ancora viventi, talmente vive che sembrano vere, e sanno narrare. Confonde il fatto che raramente si assiste al degrado dell’opera, o peggio che ci possa essere il deficiente di turno che osa sfregiarla aggiungendo di suo. Il rispetto è quanto ne consegue, si vede che è meritato. È l’educazione al bello che avanza laddove non c’era. Anche Lodè annovera diversi murales o muri dipinti che dir si voglia, ma di storie da narrare ne ha tante altre ancora. Una potrebbe avere sembianze di maschera, atipica, che cerca amistade con altre, di altre nazioni. Perché no! Anche se una rondine non fa primavera, non è detto che un’usanza, timidamente proposta e tiepidamente accettata, andando più a fondo per trovarne le origini, non conduca a un paese lontano. E perché no? A Lodè qualcosa di greco può esserci stato? Certo che sì. Una chiesa dedicata alla Santa Croce (scomparsa), e un modo di parlare e di scrivere, soltanto locale, che sa tanto di ellenico (thithieddu/fuliggine). Perché non pensare a un murale di grande impatto emotivo che narri le storie vicine e distanti? Perché non pensare a una sorta di incontro, per suggellare amicizia fraterna, al chiarore di un fuoco invernale, di piazza, con tanto di arrampicata che solo a Lodè è possibile fare? (f.s.r.)

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