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Nuoro

Discarica di rifiuti speciali a Bolotana, la Exe costretta a lasciare

di Paolo Merlini
Discarica di rifiuti speciali a Bolotana, la Exe costretta a lasciare

Il tribunale di Nuoro dà ragione al gruppo Cancellu nel contenzioso con la società friulana. La partecipata della Provincia di Udine non ha mai onorato il patto d’acquisto

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NUORO. La Exe spa, discussa società partecipata della Provincia di Udine, esce definitivamente di scena dal business dei rifiuti industriali nella Sardegna Centrale. Lo ha deciso la sezione civile del tribunale di Nuoro, che ha disposto un’ordinanza che mette fine al contenzioso tra la Exe, appunto, e la società Francesco Cancellu srl, proprietaria della discarica di Coronas Bentosas, nella zona industriale tra Ottana e Bolotana. Il tribunale (presidente Vincenzo Amato, giudici a latere Tiziana Longo e Alice Serra) ha accolto il ricorso presentato dal legale del gruppo nuorese, l’avvocato Marco Pittalis, che chiedeva il rilascio da parte della società friulana della gestione (e degli utili) dell’impianto: una gestione cominciata nel 2013 con un patto d’acquisto che in realtà non è mai stato onorato.

La “cambiale”. Alle origini della vicenda c’è appunto l’accordo sottoscritto nell'aprile del 2013 con cui la Exe si era impegnata ad acquistare per l'importo di 8 milioni di euro il cento per cento della New Co Barbagia Ambiente srl, società all’epoca in via di costituzione da parte di Cancellu come ramo d’azienda per gestire la discarica di rifiuti speciali non pericolosi (questa l’esatta dicitura) di Coronas Bentosas.

Quest’ultima nasce attorno al 2000 nel segno delle polemiche. Quando se ne ipotizza la realizzazione c’è una levata di scudi in particolare dai partiti del centro sinistra, che vedono nel nuovo impianto un ulteriore attacco a un ambiente già degradato dalla presenza ormai trentennale delle grandi industrie chimiche. I sindaci di Bolotana e Ottana si oppongono tenacemente, e guidano la protesta popolare che sfocerà in una affollata manifestazione. Su un altro fronte, vandalismi e danneggiamenti alle ruspe che preparano il terreno per accogliere l’impianto sono all’ordine del giorno. Dopo un braccio di ferro che andrà avanti per circa un anno, interviene la Regione, che aveva autorizzato l’impianto di Cancellu addirittura nel 1993, e dà l’ok alla realizzazione. Arrivano anche i fondi pubblici, in base all’accordo di programma per la rinascita industriale di Ottana: 12 miliardi e mezzo di lire dell’epoca. Quella “rinascita”, su cui il governo investì mille miliardi di lire (500 e più milioni di euro di oggi), non ci fu, manco a dirlo. Le industrie non videro mai la luce o chiusero poco dopo, e la discarica si trovò sostanzialmente senza materia prima da trattare, o quasi. Cosi Cancellu chiese di poter allargare il proprio ramo d’azione, cioè il bacino di raccolta dei rifiuti speciali, dal limite fissato in 50 chilometri a tutta l’isola.

Il G8. La Regione, governatore Renato Soru, prima dice no, poi nel luglio 2008 dà l’attesa autorizzazione: il G8 alla Maddalena è in programma l’anno successivo, e ci sono un bel po’ di rifiuti speciali da smaltire dall’ex base militare. Seimila tonnellate, secondo la procura della Repubblica di Perugia che sui lavori di preparazione del G8 mai tenuto avviò un’inchiesta, sarebbero stati smaltiti nell’impianto di Bolotana. Il condizionale è d’obbligo perché in realtà, anche a causa dela segretezza che condizionò la preparazione del vertice, lo smaltimento di quei rifiuti non è mai stato ufficializzato (e all’impresa Cancellu non è stato mosso alcun addebito nell’inchiesta).

Conti in rosso. Si arriva così al 2013. Il gruppo Cancellu, che ha il proprio core business nel settore dei lavori pubblici, scivola verso il fallimento (attualmente è in corso presso il tribunale di Nuoro la procedura di concordato preventivo per evitarlo) e decide di vendere la discarica. Si fa avanto la Exe, che firma un accordo in cui si impegna a versare otto milioni di euro e comincia a gestire l’impianto. Gli affari, secondo i bilanci della partecipata friulana, vanno a gonfie vele: in due anni di gestione, dopo tanti bilanci in rosso, la Exe registra utili di un milione e mezzo. Ma il gruppo nuorese non vede né gli otto milioni della vendita, né alcun canone d’affitto. E non ha altra strada che riprendersi a pieno titolo la discarica. A suon di ricorsi, sino all’ordinanza del tribunale di Nuoro che dà ragione a Cancellu.

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