Il sindaco: «Budoni vuole acqua in abbondanza»
Durissima presa di posizione dopo le restrizioni imposte dal Consorzio di bonifica Il centro costiero, preso d’assalto da migliaia di turisti, rischia di restare a secco
BUDONI. Le pesanti restrizioni imposte dal Consorzio di bonifica della Sardegna centrale rischiano di avere pesanti ripercussioni non solo nel settore agricolo ma anche in campo turistico visto che l’acqua grezza della diga di Maccheronis, unitamente a quella immessa in rete da Abbanoa, viene utilizzata per servire tanti villaggi turistici della costa orientale. A Budoni nella settimana di ferragosto si sono toccate le centomila presenze e tuttora si viaggia sulle 80mila persone che affollano come non mai villaggi, alberghi e seconde case del territorio. Le limitazioni idriche hanno gia provocato grossi disagi e le restrizioni emanate nei giorni scorsi con l’ordinanza numero quattro firmata dal presidente Ambrogio Calia, rischiano di mandare in tilt dal primo settembre tutta l’industria delle vacanze.
«Budoni pretende di avere in abbondanza un servizio essenziale come l'acqua – dice il sindaco Giuseppe Porcheddu –. Una destinazione turistica che ha lavorato tanto negli ultimi anni per arrivare a essere fra le migliori offerte turistiche del panorama sardo, non può permettersi un disagio primario e sanitario come quello dell'acqua. Sarebbe come buttare al vento gli enormi sforzi che questa comunità ha fatto per creare il “brand” Budoni. Aspettiamo risposte concrete e non slogan – dice ancora il primo cittadino –. Amministrare a tutti i livelli significa dare risposte certe e non opere incompiute, siamo stanchi di subire e ritrovarci ogni anno di fronte a scenari come quelli di questi giorni».
«In tutta la costa orientale per errori di programmazione e progettazione viene a mancare una risorsa primaria come l’acqua e la Regione e tutti gli enti preposti stanno con le mani in mano – accusa il primo cittadino –. Emblematico il caso della diga incompiuta nel territorio di Torpè che avrebbe dovuto alleviare i disagi di tutta la costa. Dopo un decennio dall’appalto dei lavori, non si riescono a conclude le opere per il rialzo. Dopo l’alluvione era stata assicurata da più parti la risoluzione del contenzioso con l’impresa e invece nulla ancora si è mosso. Chiediamo al Consorzio di bonifica che gestisce l’acqua dell’invaso di attivarsi immediatamente per risolvere questo problema perché siamo pronti a percorrere tutte le strade per tutelare gli interessi della comunità e quelli degli operatori turistici del nostro territorio – conclude Giuseppe Porcheddu –. Ci si deve solo vergognare a chiedere ulteriori sacrifici alle comunità e a quei paesi che vogliono avere finalità turistiche e agricole dopo che sono stati buttati a mare 4 milioni di metri cubi d’acqua nella scorsa primavera».
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