Scomparso nel nulla otto anni fa: un giallo Appello dei familiari
Salvatore Elias, 41 anni, sparito la notte del 25 agosto 2008 I parenti: «Chiediamo a chi sa qualcosa di farsi avanti»
ORGOSOLO. Era svanito nel nulla la notte tra il 25 e il 26 agosto di otto anni fa. Da quel giorno di Salvatore Elias, 41 anni, un allevatore di Orgosolo che pascolava il bestiame nelle campagne di “Pili sezzida”, ai confini tra i territori di Bosa e di Montresta non si più saputo niente. Ma non è stato dimenticato. I suoi familiari, gli anziani genitori, la figlia e i fratelli, non si sono mai dati pace e ancora oggi continuano a sperare che qualcuno parli per fare piena luce su una storia drammatica sempre più avvolta nel mistero.
Le tracce. Oggi, 26 agosto 2016, ricorre l’ottavo anniversario della scomparsa di Salvatore. Le sue tracce si sono perse in quegli anfratti impervi affacciati su un mare da favola. Otto anni di ricerche. Inutili. Forze dell’ordine, volontari e familiari hanno perlustrato palmo a palmo le campagne tra Bosa, Montresta e Villanova Monteleone. Senza risultati. Neppure l’indagine avviata dalla procura della Repubblica di Oristano, che ha aperto un fascicolo per omicidio, è riuscita a venire a capo dell’intricata vicenda. Vani anche gli appelli su giornali e televisioni.
Inchiesta archiviata. Qualche mese fa, l’inchiesta è stata archiviata. Della scomparsa di Salvatore Elias si occupò anche il programma Rai "Chi l'ha visto?". Tutto inutile. Il silenzio è rimasto impenetrabile. Ma i familiari non si danno e mai si daranno per vinti. Continuano ad aggrapparsi alla speranza, sempre più flebile, di trovare almeno il suo corpo per dargli degna sepoltura. Nel loro cuore, però, Salvatore, sposato e padre di una ragazza, continua a essere vivo. Così, oggi, in occasione dell'ottavo anniversario della sua scomparsa, hanno voluto indirizzargli una lettera accorata e piena d'amore.
La lettera. Eccola, integrale: «Caro Salvatore, sono passati 8 anni da quel giorno, era il 26 agosto 2008 e anche quell'anno il litorale tra Bosa e Alghero era gremito di turisti e vacanzieri che affollavano le splendide spiagge del mare di Sardegna. Quello stesso giorno, però, per la tua famiglia ha avuto inizio un doloroso e infinito calvario e, mentre si diffondeva la notizia della tua scomparsa, iniziava una ricerca disperata e famelica di notizie, di tracce e di te. Tra le persone in cerca di quiete e ristoro dalla cappa africana, i tuoi cari, indifferenti al caldo e alla fatica, non hanno voluto trascurare nessun punto, nessuno spazio, nemmeno in mare. Con il passare delle ore e dei giorni, allo smarrimento e allo sconcerto si è aggiunta l'angoscia di un dolore enorme e insostenibile, quella di averti perso e di non poterti riabbracciare. A nulla sono serviti gli accorati appelli di tua madre, a nulla è servita la grande mobilitazione instancabile dei tuoi amici che per giorni e notti non hanno mai interrotto le ricerche. Sono state altre braccia, crudeli e spietate, ad averti stretto fino a stritolarti in un abbraccio mortale, privando te e la tua famiglia anche della pietosa consolazione dell'ultimo ritorno a casa. La scomparsa di una persona cara è sempre un dolore inaccettabile, ma l'assenza della verità e dell'estremo gesto di umanità racchiuso in una tomba su cui piangere, rende il dolore soffocante, così duro da seccare le lacrime e l'anima di chi ti ha amato. Cosa rimane quando si smette di essere un buon argomento per riempire le pagine dei giornali e tu diventi solo un numero di pratica come tanti altri all'interno degli archivi di una Procura? Resta il vuoto e la solitudine di chi, incapace e disarmato, vorrebbe gridare il proprio dolore, ma che, invece, lo vive con dignità e coraggio. Resta il ricordo del tuo sorriso e del tuo sguardo che spesso inspiegabilmente si ricerca e si riscopre in volti di persone sconosciute. Non esisterà mai distanza o assenza che impedisca a chi ti ama di pensarti, di parlarti e di cercarti. Soprattutto, però, resta la speranza che chi ha voluto strapparti alla vita e alla tua famiglia, guardando il volto della propria madre, vi riveda gli occhi della tua, corrosi e consumati, ma sempre dolcissimi e instancabili, e accarezzando i propri figli vi riveda tua figlia a cui ha tolto l'amore più grande. La speranza che guardandosi allo specchio abbia un sussulto e riscopra in se stesso l'uomo che ha smesso di essere quel maledetto giorno. Con amore, i tuoi cari».
Salvatore Elias questa lettera toccante e struggente non potrà leggerla, ma sicuramente potrebbe leggerla chi sa qualcosa della sua scomparsa. E chissà che questa volta l’appello non cada nel vuoto. Almeno per lenire il dolore di una madre e di una figlia che da otto anni non smettono di piangere.
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