«Cortes apertas? Perso lo spirito originario»
Per Francesco Capelli, ex sindaco di Oliena, la rassegna deve recuperare i valori dei primi anni
OLIENA. Chi ha inventato Corte Apertas? Si aggiunge un altro capitolo alla polemica che non accenna a placarsi sull’ultima edizione di Cortes Apertas che ha lasciato molti scontenti nel paese dove la manifestazione è nata. Uno dei temi scottanti è la paternità delle Cortes. Francesco Capelli, ex sindaco di Oliena, dà la sua versione che non combacia con quella di Luigi Crisponi . «C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé” sosteneva Oscar Wilde in una delle sue massime più significative e ironiche. Probabilmente – commenta l’ex sindaco di Oliena – ispirandosi a tale concetto l’onorevole Luigi Crisponi, animato da sentimenti appropriativi, che ricordano il celebre “l’ho inventato io”, come aveva dichiarato qualche anno fa alle elezioni regionali di essere il pioniere del turismo in Barbagia, ancora una volta, qualche giorno fa, ci ha raccontato che Cortes Apertas è una sua creazione.Da ex sindaco e da cittadino comune – continua Capelli – consapevole della disinformazione, che tali dichiarazioni rischiano di ingenerare, sento il dovere morale di formulare diverse precisazioni.Anzitutto Cortes Apertas è il risultato di un’idea, di un lavoro certosino e zelante, nato da un prototipo iniziale, risalente a quella celebre “Sagra dell’uva” datata 1996. Cortes Apertas, come la conosciamo, o meglio come la conoscevamo (avrei molto da dire sull’attuale edizione), tuttavia, nella sua grandezza e maestosità, forte di quel senso di accoglienza e ospitalità, caratterizzata dal buon gusto e da uno spiccato contenuto culturale, si deve ad un protagonista indiscusso, che porta il nome e il cognome di Francesco Palimodde, valoroso assessore alla cultura nella seconda legislatura di Babore Fele. Palimodde ebbe allora la felice intuizione di coinvolgere i rappresentanti territoriali in seno alla Agenzia della Camera di Commercio che si occupa di promozione turistica, all’epoca: Francesco Fele, Roberto Capelli e Luigi Crisponi, i quali ebbero certamente la lungimiranza di condividere un progetto dalle enormi potenzialità, pensato però, da un’altra mente. Fa specie – conclude Francesco Capelli– e si prova un certo rammarico, altresì, nel notare alcune dimenticanze inaccettabili. A Giovanna Antonia Palimodde si deve, infatti, la cura e la costruzione di mostre ed esposizioni inestimabili, rimaste negli annali della storia del nostro paese, che hanno dato un contributo impagabile alla crescita intellettuale e alla conoscenza artistica della comunità intera. Alla Cantina Sociale, fiore all’occhiello del nostro paese, che sin dalle prime edizioni si è messa sempre a disposizione e ha sempre contribuito per la buona riuscita delle manifestazioni». Poi, l’affondo sulla passata edizione: Anziché fare tesoro di un’eredità così autorevole, oggi si assiste, invece, ad un grande mercato, dove il profitto ha preso il sopravvento rispetto all’accoglienza. Uno spettacolo indecente, di fronte al quale non si può stare inerti».
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