Nubifragio, chiesta la calamità
Macomer, il Comune sollecita il riconoscimento dello stato di emergenza per riparare i danni
MACOMER. Il comune di Macomer chiede il riconoscimento dello stato di calamità di naturale e gli aiuti economici previsti per risarcire e riparare i danni causati dal violento temporale e dagli scrosci d’acqua che si sono abbattuti sulla città nel pomeriggio si sabato 24 settembre. Due ore di pioggia incessante e particolarmente intensa sono bastate per trasformare alcune strade in fiumi e per allagare i sottopassi che collegano i due lati dell’abitato separati dalla ferrovia. La richiesta sarà inoltrata alla presidenza del Consiglio dei ministri, dipartimento Protezione civile, con l’obiettivo di ottenere interventi, sostegni e risorse straordinarie dello Stato per riparare i danni causati da pioggia e allagamenti.
La delibera spiega l’eccezionalità dell’evento, certificata anche dai dati dell’ufficio meteo dell’Arpas che a Macomer, dove è installata una centralina di rilevazione della piovosità e della temperatura, ha misurato che in un ora e mezza è caduta una quantità d’acqua superiore a quella che in media cade di solito in tutto il mese di settembre. Nella delibera con la quale la giunta comunale chiede lo stato di calamità naturale si parla di «precipitazioni estremamente intense di tipo eccezionale e anomale» e si chiede «un immediato intervento di carattere logistico e finanziario» per sostenere i costi delle cose fatte durante l’emergenza, ma soprattutto per il ripristino dell’impianto fognario e di raccolta delle acque bianche. Le fogne, che in molti punti dell’abitato coincidono con la rete che raccoglie e smaltisce l’acqua piovana, non sono in grado di fare fronte a eventi eccezionali come quello che sabato ha creato problemi nell’abitato e all’ingresso di Macomer.
L’assessore con delega alla protezione civile, Giovanni Lai, ha seguito passo dopo passo gli eventi e grazie all’allertamento tempestivo del comitato comunale è stato possibile evitare conseguenze peggiori. «I punti critici in caso di pioggia eccezionale – spiega Lai – sono le traverse di viale Nenni, più in particolare via Cesare Battisti e via Giudice Falcone dove gli scantinati delle case sono stati invasi dall’acqua. In viale Nenni finisce l’acqua piovana proveniente dalla collina dietro la ex mostra zootecnica e da Tamara. Un fiume d’acqua arriva prima in via Lussu, dove i pozzetti non sono in grado di raccoglierla, e poi raggiunge viale Nenni, che sabato è diventato un fiume». In via Cesare Battisti, via Giudice Falcone, via Lussu e viale Nenni il problema dello smaltimento delle acque meteoriche è strutturale. «È un problema nato 20 anni fa – dice Lai –, la soluzione è legata al rifacimento delle reti per il quale servono risorse ».
La dichiarazione dello stato di calamità naturale serve anche per avere le risorse necessarie per gli interventi. Una parte, soprattutto quelli sulle fogne di viale Nenni, competono ad Abbanoa. «Col gestore idrico – spiega il sindaco Antonio Succu –, abbiamo un’interlocuzione. Servono però anche altre risorse». Anche ieri l’Arpas ha diffuso un avviso di condizioni meteo avverse. «La macchina comunale – dice Giovanni Lai – una settimana fa ha funzionato. Carabinieri, polizia, polizia locale, barracelli e vigili del fuoco hanno operato in modo efficace e si è evitato il peggio». (t.g.t.)
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