La Nuova Sardegna

Nuoro

Assenteismo, primi testi in aula

di Valeria Gianoglio

Depone anche il sindaco Soddu: «Impiegati modello. La pausa caffè è una consuetudine»

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NUORO. «Posso solo dire che gli imputati del processo di oggi per me, da quando sono io sindaco, sono ottimi impiegati del Comune. Ho un rapporto di fiducia con tutti loro, li cerco spesso anche per sbrogliare incombenze che richiedono un dispendio di energie al di là del normale lavoro e li trovo sempre disponibili. La pausa caffé? Anche in Comune è una consuetudine, e quanto alla timbratura del cartellino queste sono cose che è meglio chiedere al dirigente». Alle 12 di ieri, dopo aver atteso mezza mattina, il sindaco di Nuoro Andrea Soddu si sistema in udienza nella sedia riservata ai testimoni. Davanti a lui il giudice monocratico Tommaso Bellei, e a poca distanza, sul fondo dell’aula, cinque impiegati del Comune di Nuoro – su sei imputati in totale – finiti a giudizio con l’accusa di aver truffato lo Stato perché in più occasioni, secondo quanto stabilito dalle indagini, tra il 2013 e il 2014, si erano allontanati dal Comune in orario di servizio senza avere i necessari permessi e senza timbrare il cartellino.

I sei dipendenti comunali finiti a processo, e per i quali ieri è stato chiamato a deporre come teste anche l’attuale sindaco di Nuoro, Andrea Soddu, sono Graziano Mingioni, Mariano Mura, Antonio Mingioni, Matteo Floris, Pietro Soru, Mario Pinna, e per i loro difensori sono vittima di un grosso equivoco perché le loro assenze erano in realtà giustificate dal tipo di lavoro che svolgevano che spesso li costringeva a spostarsi in città, e anche perché non sempre il lettore badge funzionava o in ogni caso, molti di loro, erano anzi in credito di ore rispetto all’orario di lavoro.

Le indagini nei loro confronti, come ha spiegato ieri mattina un maresciallo dei carabinieri sentito come teste dal pubblico ministero, erano nate in seguito ad alcune segnalazioni anonime e ad esposti. «Avevano ricevuto una delega da parte della Procura – ha raccontato il maresciallo – e allora avevamo deciso di installare diverse telecamere nell’androne del Comune e poi avevamo cominciato un servizio di osservazione, controllo e pedinamento, per monitorare le uscite. Abbiamo controllato per mesi tutti i dipendenti comunali, poi abbiamo confrontato le loro uscite senza timbrare con l’eventuale presenza o assenza di permessi. Per ogni impiegato abbiamo acquisito gli orari di servizio e cosa prevedeva lo statuto del Comune. Il monitoraggio cominciava alle 7 e spesso finiva dopo le 14». «Gli spostamenti per ragioni personali erano stati autorizzati?», gli chiede il pm. «No – risponde il maresciallo – lo abbiamo accertato, non c’erano richieste per uscire, né avevano timbrato». Lo stesso maresciallo, ieri in aula ha ripercorso anche uno dei diversi giorni di indagine. «Il 22 marzo del 2013 – ha raccontato – abbiamo visto Graziano Mingioni timbrare alle 7.20 e poi uscire subito dopo per andare al vicino bar, poi è rientrato ed è riuscito con l’auto. Lo abbiamo seguito, è andato in giro per Nuoro, e non è andato nell’altra sede dov’era di servizio, al cimitero». «Dalle 9.45 alle 13.40, però, lo avete perso di vista», chiede l’avvocato Angelo Manconi. «Sì», risponde il maresciallo. «Avete accertato se quel giorno aveva fatto timbrature intermedie?» chiede il giudice. «No – risponde il militare – né aveva i permessi».

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