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Nuoro

Commercio in crisi nera, in due mesi chiusi 4 negozi

Commercio in crisi nera, in due mesi chiusi 4 negozi

L’impietoso bilancio della Confesercenti relativo al quarto bimestre del 2016 La situazione più difficile in città. Segno più solo nel settore della ristorazione

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NUORO. A soffrire di più, nel Nuorese, è il commercio al dettaglio: nei primi otto mesi dell’anno hanno chiuso i battenti 22 aziende. Va a gonfie vele, invece, il settore della ristorazione con 7 nuove aperture. È un bilancio in chiaroscuro quello che emerge dagli ultimi dati della Confesercenti provinciale. «Tutti i settori monitorati, dal commercio al dettaglio all’alloggio presentano saldi negativi: sono più le imprese che chiudono di quelle che aprono – commenta il direttore della Confesercenti Gian Battista Piana – In particolare, il commercio è in crisi nera soprattutto a Nuoro: a luglio e ad agosto hanno chiuso 4 aziende e non ne è stata aperta neanche una». Ma quali sono le cause? «In città chi vuole aprire un negozio deve fare i conti con gli affitti dei locali commerciali, che sono alle stelle: per 50 metri quadri bisogna mettere in conto un canone mensile di almeno 800 euro. Per non parlare dei tributi locali. La tassa sui rifiuti, a Nuoro, è tra le più alte in Sardegna. Per i commercianti di frutta e verdura negli ultimi due anni la tariffa è aumentata del 500%. Aprire un negozio, in queste condizioni, è veramente difficile». Per non parlare poi dell’abusivismo. «Il fenomeno ha ormai raggiunto dimensioni tali che un’azione incisiva su questo versante darebbe alle impre regolari maggiori benefici di quanto potrebbe fare una manovra economica o una legge – continua Piana – . Ormai lavorano tutti in nero, dai muratori agli estetisti, ai parriucchieri. Anche il settore della panifazione, soprattutto quello del pane carasau, è fuori controllo. In molti settori ci sono più abusivi che regolari. Ecco, se vogliamo aiutare le imprese regolari, quelle che hanno la forza e il coraggio di resistere, bisogna contrastare il proliferare dell’abusivismo».

In questo quadro sconfortante l’unico settore che resiste è quello della ristorazione. «Aumentano le aperture di ristoranti e bar, nonostante la crisi. «È l’unico settore che regge – continua Piana – in una situazione generale ancora preoccupante». Ormai ci troviamo da anni a commentare gli stessi dati – gli fa eco il presidente della Confesercenti Dario Capelli – Anche il quarto bimestre ci consegna un quadro sconfortante, conseguenza di una situazione economica generale di decisa incertezza». (g.z.)

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