Peschereccio rubato a La Caletta ritrovato in Sicilia
Quattro denunce a Porto Empedocle. L’ombra degli scafisti dietro il clamoroso furto della motonave di 27 metri
LA CALETTA. Sardegna-Sicilia non-stop. Con tappa forse soltanto intermedia a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento. Il peschereccio Ciro I rubato sabato notte dal porto di La Caletta, è stato bloccato ieri mattina dalla Guardia costiera mentre entrava nel porto siciliano. Le quattro persone che componevano l’equipaggio, tutte siciliane, sono state fermate e denunciate per furto. La segnalazione del clamoroso furto, era stata immediatamente diramata dall’ufficio marittimo di La Caletta a tutte le sedi della Guardia costiera, tutti i porti italiani erano quindi a conoscenza della sparizione della grossa imbarcazione, ma nessuno si aspettava che potesse finire in così poco tempo in uno scalo distante circa trecento miglia nautiche dalla Sardegna e che è posizionato proprio di fronte alle rotte frequentate quasi quotidianamente dagli scafisti che salpano dal nord Africa con il loro carico umano.
Tant’è vero che l’inchiesta subito aperta sul caso non esclude alcuna ipotesi. Neppure quella che l’imbarcazione potesse finire proprio per trasportare migranti. È avvolto nel mistero, quindi, quello che almeno inizialmente si pensava potesse essere un caso di ritorsione verso la famiglia di Giovanni e Antonio Avellino che lo scorso maggio avevano acquistato il potente peschereccio attrezzato per lo strascico da una società che ha sede in Toscana. Acquisto che doveva essere perfezionato proprio in questi giorni con l’apposizione delle firme davanti a un notaio per la stipula dell’atto di vendita. L’imbarcazione, lunga 27 metri, doveva essere intestata ad Antonio Avellino per proseguire quindi l’attività del padre Giovanni, una vita dedicata al lavoro in mare, e che proprio qualche mese fa aveva venduto la sua barca Maredusa. A pochi giorni dalla firma, invece, è successo quello che nessuno si sarebbe mai aspettato a La Caletta: il furto di una barca di così grossa stazza non è certo opera di gente sprovveduta e sicuramente i quattro fermati hanno agito su commissione. Difficile dire come avessero intenzione di far sparire la barca. Probabilmente, Porto Empedocle era solo una tappa del lungo viaggio che dopo il rifornimento di gasolio doveva forse proseguire all’estero. Fatto sta che il quartetto, notato nella notte di sabato a gironzolare per il porto baroniese da qualche pescatore sportivo, aveva le idee abbastanza chiare, sapeva per esempio che il proprietario si era rifornito di carburante alcuni giorni prima e che aveva quindi i serbatoi pieni.
Una volta a bordo poi, la banda, dopo aver acceso i motori, ha staccato tutti gli strumenti che garantiscono alla Guardia costiera di poterla individuare (tracciarla, in termini tecnici) e in pochi minuti ha lasciato la banchina dirigendosi verso il mare aperto. Poco più di un’ora per arrivare in acque internazionali e poi prua rivolta a sud/est verso la parte meridionale della Sicilia dove forse speravano di far perdere le tracce.
Così non è stato grazie ai controlli serrati degli uomini della Guardia costiera siciliani allertati dai colleghi sardi. Il blitz a Porto Empedocle, una delle quattro marinerie che fanno capo alla provincia di Agrigento (le altre sono Lampedusa, Licata e Sciacca) è scattato non appena il Ciro I ha attraccato in banchina, il personale della capitaneria ha subito fermato i quattro dell’equipaggio che sono stati identificati e subito denunciati per furto. Per la sorte del peschereccio che si trova attualmente sotto sequestro in quanto provento del furto, occorrerà attendere invece le disposizioni della magistratura, ma non è da escludere che presto possa tornare a La Caletta ed essere riconsegnato alla famiglia Avellino.
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