Omicidio Chessa, ultimi testi al processo
Delitto di Orune, oggi riprende l’udienza in corte d’assise. Prossima tappa: parola al pm e alla difesa
NUORO. Riprenderà oggi con l’audizione degli ultimi testimoni, dopo uno stop di alcune settimane, il processo per l’omicidio di Francesco “Cisco” Chessa, ucciso a Orune, davanti alla porta di casa, il 18 maggio del 2005. L’imputato, con l’accusa di essere l’esecutore materiale del delitto, è un giovane di Sorgono, Sergio Taioli, difeso dagli avvocati Luigi Concas e Gianluigi Mastio. Sergio Taioli era finito nel registro degli indagati, nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Francesco Chessa, alcuni anni fa.
A inchiodarlo, secondo i carabinieri era stato un fucile calibro 12 che gli era stato sequestrato nell'ambito dell’indagine su un attentato. Secondo le analisi effettuate, quella era l'arma che senza ombra di dubbio aveva sparato e ucciso Cisco Chessa. «A me quel fucile mi è stato dato per fare un favore a questa persona per fare un attentato a Bruno Angius» aveva spiegato nel corso di una delle udienze dei mesi scorsi, lo stesso Taioli «E chi è questa persona?», gli aveva chiesto il pm Andrea Vacca «Preferisco non dirlo – aveva risposto l’imputato – mi è stato dato il giorno dell'attentato. È una persona che conosco. Non so chi a lui aveva dato quel fucile, davvero non lo so». I familiari di Chessa si sono costituiti parte civile e sono rappresentati dagli avvocati Abgela Nanni e Michele Mannironi.
Nell’udienza di oggi, dunque, il processo registrerà un’altra tappa: sarà dedicata interamente all’audizione degli ultimi testimoni. Poi la corte d’assise dichiarerà chiusa l’istruttoria dibattimentale e nella prossima udienza darà la parola al pm per la requisitoria e alla difesa per le arringhe. (v.g.)
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