Dorgali, migranti ospitati in condizioni precarie
Situazione drammatica nel centro di Su Babbu Mannu: senza acqua né servizi L’assessore ai Servizi sociali scrive ai cittadini: «È una situazione intollerabile»
DORGALI. Sulla questione migranti l’assessora ai servizi sociali Rosanna Fronteddu – della giunta a 5Stelle – scrive ai cittadini. È preoccupata per la situazione che vivono gli ospiti del centro Su Babbu Mannu, «costretti addirittura a fare i bisogni all’aperto». Per non parlare del personale «senza alcuna formazione specifica, tranne due mediatori culturali». Nella lettera aperta ai dorgalesi, l’assessora ribadisce come l’amministrazione comunale non abbia avuto nessuna voce in capitolo. «Non potevamo in nessun modo opporci alle disposizioni del prefetto sull’uso della struttura di Su Babbu Mannu – scrive Rosanna Fronteddu – Ci siamo comunque presi l’impegno di controllare che la cooperativa rispettasse tutti i suoi doveri nei confronti dei suoi ospiti e della nostra comunità.Purtroppo, ad oggi, sono tanti gli impegni disattesi. Anzitutto – sottolinea l’assessora – il numero di ospiti previsto: si era parlato di un numero iniziale di 25, che sarebbe potuto diventare 50. In realtà ne sono arrivati subito 50 e ad oggi sono 74. Se qualcuno pensa che questo sia il problema maggiore, in realtà è proprio l’opposto. Molto più gravi e preoccupanti sono infatti le carenze della struttura di Su Babbu Mannu: nonostante ci avessero garantito (prefettura compresa) che gli impianti fossero in regola, finora abbiamo riscontrato, e contestualmente denunciato al prefetto e alla Asl, le seguenti problematiche». Innanzitutto, la sistematica carenza di acqua. «Nei giorni peggiori gli ospiti hanno avuto acqua per 6 ore al giorno e la situazione non tende a migliorare. Ciò significa che quando manca l’acqua, gli ospiti vanno a fare i propri bisogni all’aperto (abbiamo foto che lo testimoniano fatte dai nostri vigili durante un sopralluogo). Inoltre l’impianto di depurazione non è adeguato alle attuali presenze, determinando un fortissimo rischio di inquinamento delle falde acquifere. Altrettanto importanti, a nostro giudizio, sono le mancanze della cooperativa che gestisce il centro». Come spiega l’assessora «il personale è inadeguato quantitativamente e qualitativamente: in tutto il centro ci sono solo due figure di mediatori culturali ed il resto del personale non ha formazione specifica e non parla neanche una lingua straniera». Non solo. «Gli ospiti dovrebbero ricevere dalla cooperativa almeno due cambi stagionali, ma questi arrivano in sospetto ritardo, approfittando della grande generosità del volontariato dorgalese. Un altro grande problema, a nostro avviso, è l’isolamento degli ospiti, costretti a una convivenza forzata tra uomini di diversi paesi e diverse culture – continua l’assessora – Ciò non permette loro di far valere la propria dignità, apparendo a noi esterni come un unico gruppo, ricevendo giudizi negativi da chi fa “di tutta l’erba un fascio”. È doverosa una presa di coscienza – sottolinea la Fronteddu – Ci troviamo di fronte ad un fenomeno globale del quale né noi, né il nostro governo né l’Unione Europea pare abbia avere la situazione sotto controllo. Ci piaccia o no, finché non verranno adottate serie politiche internazionali di cooperazione allo sviluppo, un numero sempre maggiore di stranieri arriverà nel nostro paese. Quello che possiamo fare come amministrazione comunale è controllare e denunciare, e questo testo ne è un contributo». Per l’assessora «il sistema dei centri di accoglienza si sta rivelando inefficace ed inefficiente, se non dannoso per gli ospiti e le comunità che li accolgono. Stanno creando una barriera invisibile tra noi e gli ospiti. Nostro dovere è insegnare ai nostri figli l’unione e non la separazione, poiché il muro che noi solleviamo oggi cadrà addosso a loro domani. In attesa che il governo centrale si svegli, e prenda i giusti provvedimenti per evitare che si tollerino queste situazioni, è nostro compito costruire le basi per un mondo civile che molto probabilmente da qui a 20 anni sarà multietnico,s eppur per noi ancora sconosciuto.Come amministratori siamo ben consapevoli che le scelte prese oggi incideranno sulla nostra società futura». La soluzione è aderire a un nuovo sistema di accoglienza «per evitare che vengano aperti in futuro altri centri come quello di Su Babbu Mannu, che, anzi, andrebbe gradualmente svuotato e poi chiuso».
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