In obitorio c’è poca riservatezza
Giorgio Mustaro (Cisl) chiede alla Asl di migliorare la struttura
NUORO. La camera mortuaria dell’ospedale San Francesco non tutela la riservatezza dei parenti che piangono i loro morti. La denuncia è di Giorgio Mustaro, il segretario generale della Cisl funzione pubblica, che ha vissuto in prima persona un’esperienza dolorosa. «Qualche giorno fa ho assistito a un rito funebre nell’obitorio del San Francesco – racconta Mustaro – Mentre davo le condoglianze ai parenti di un defunto mi sono accorto che nella struttura c’erano già sei bare. Poi, dopo qualche minuto, ne è arrivata una settima, nonostante non ci fosse più spazio. Una situazione assurda. Le bare erano affiancate l’una all’altra, vicinissime. Mentre un sacerdote recitava il rosario e i parenti piangevano, i rumori e le voci di tutte le persone presenti hanno reso impossibile assistere alla funzione in doveroso silenzio».
Per questo Giorgio Mustaro ha preso carta e penna e ha scritto al commissario straordianrio della Asl di Nuoro, Mario Palermo. «Probabilmente la Asl ha già programmato la realizzazione di uno spazio più idoneo per ospitare la camera mortuaria – scrive Mustaro – Se così non fosse sarebbe importante che, tra le tante opere che la Asl sta realizzando per migliorare i servizi agli utenti si progetti la creazione di una camera mortuaria dove si valorizzi l’intimità e la riservatezza». Per il segretario della Cisl, inoltre, «questo è un intervento che non richiederebbe enormi risorse, ma il risultato che si otterrebbe sarebbe molto gradito da tutti i cittadini nuoresi, molto legati al culto dei defunti».
D’altronde, lo stesso problema si ripete spesso anche nella piccola cappella dell’ospedale Zonchello. «Qui le situazioni di affollamento si verificano abitualmente», sottolinea Mustaro. Ora il segretario della Cisl si augura un intervento immediato della Asl che ponga fine a una situazione drammatica per coloro che perdono i loro cari. «Per una volta non ho segnalato problemi di turni o di mancanza del personale – conclude Mustaro – Qui c’è in gioco il diritto delle persone a vivere con dignità un momento così doloroso».
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