Tragedia sulla Nuoro-Macomer, chiesti sette anni per disastro ferroviario
L’accusa sollecita la condanna di Giuseppe Sanna, l’operatore Arst responsabile del movimento dei convogli
BORTIGALI. C’è un uomo che rischia la condanna, ma c’è un intero sistema sotto accusa. Il primo si chiama Giuseppe Sanna ed era l’operatore dirigente della movimentazione dei treni il 15 giugno del 2007, giorno in cui il convoglio delle Ferrovie della Sardegna AT 622 che arrivava da Nuoro si scontrò tra le stazioni di Birori e Bortigali con il treno speciale TL 919 Macomer-Nuoro causando la morte di tre persone e mandando all’ospedale un notevole numero di passeggeri feriti.
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Il secondo responsabile di quella tragedia è invece il sistema dei trasporti ferroviari della Sardegna, in particolare di quello che viaggia ancora oggi sulle ferrovie a scartamento ridotto gestite dall’Arst, che il pubblico ministero Marco Ulzega non ha esitato a definire «rudimentali».
Parole pesanti, ma questo è un processo penale e i processi penali hanno degli imputati e questi imputati sono delle persone come Giuseppe Sanna. È colui che, secondo la pubblica accusa, merita una condanna a sette anni per i due reati che gli vengono contestati. Sul banco degli imputati è finito tempo fa, quando è iniziato quello che sembrava un interminabile processo per disastro colposo e omicidio colposo. Per il primo capo d’imputazione la pena sollecitata è stata di quattro anni, per le tre morti invece è stata di un anno per ciascuna delle vittime, perché quella del giugno di nove anni fa è una storia di sangue, di dolore e di lacrime.
Sul treno che in quella mattina viaggiava trovarono infatti la morte tre persone. Erano Cosimo Serra, 42 anni di Macomer, macchinista del convoglio AT 622 che avrebbe concluso la sua corsa proprio nel suo paese natale; i passeggeri Bachisio Arca, 53 anni di Silanus, e la turista inglese Elisabeth Beaver. Ci furono tanti altri feriti, ma di loro si sono perse le tracce perché nessuno fece denuncia per le lesioni colpose subite e preferì chiudere la pratica attraverso il risarcimento danni.
Proprio il risarcimento per una cifra a svariati zeri hanno ottenuto i familiari di Cosimo Serra che, assistito dagli avvocati Giuseppe Longheu e Francesca Fazio, hanno scelto una strada diversa non costituendosi parte civile al processo penale, ma affrontando direttamente un giudizio tramite la sezione civile che ha già svolto ben due gradi di giudizio. Il procedimento penale, che è stato invece simile a una corsa a ostacoli o a uno slalom tra mille difficoltà conoscerà il verdetto di primo grado il 30 ottobre al termine delle conclusioni degli avvocati di parte civile Riccardo Uda, Franco Stara, Maddalena Bonsignore, Roberta Melas e Francesco Fara.
Toccherà poi all’avvocato difensore Angelo Battista Marras provare a trovare la via per salvare il suo assistito e unico imputato. Giuseppe Sanna, un attimo dopo la tragedia, dice al responsabile del suo comparto: «Ho fatto un disastro» – sono parole del pubblico ministero –. Perché quella mattina avrebbe dimenticato di consegnare al macchinista del treno in partenza da Nuoro una prescrizione fondamentale arrivata attraverso un telegramma: in quelle righe era scritto che il treno che viaggiava verso Macomer avrebbe dovuto fermarsi alla stazione di Bortigali per dare precedenza all’altro convoglio. Cosa che non avvenne perché al capotreno quella prescrizione non fu mai consegnata. Doveva farlo, secondo l’accusa, proprio il dirigente operatore del movimento dei treni. Non lo fece e fu «un errore macroscopico», ha detto il pubblico ministero Marco Ulzega. Un errore che non fermò la corsa dei due treni lanciati uno contro l’altro in un caldo giorno di giugno, in cui tra lavoratori e turisti, i passeggeri si godevano il paesaggio acre della Sardegna dell’interno. Acre come il sapore della morte che avrebbe accompagnato quel finale di viaggio fatto di lamiere che si accartocciano e schiacciano tre vite.
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