Badu ’e Carros, licenziati otto infermieri
Dal 2012 sono passati dal ministero della Giustizia alla Asl, che non rinnoverà più il loro contratto
NUORO. Daniela, 44 anni, vedova, due figli. Defenza, 46 anni, tre figli e un marito in cerca di occupazione. Francesca, 63 anni. Monica, 39 anni, un figlio e un compagno disoccupato. E poi c’è Valentina, 37 anni, Francesca, 29 anni, Pasquale, 64 anni, Bachisio, 46 anni. Persone diverse, con storie diverse, accomunate dalla professione svolta: l’infermiere in carcere. Chi a Badu ‘e Carros, chi a Mamone. Chi da quattro anni, chi da nove, chi addirittura da 23. Persone che da oggi hanno un’altra cosa in comune: sono senza lavoro. Stessa sorte che a fine dicembre toccherà alle colleghe Daniela, 37 anni, e tra due mesi forse anche a Bruna, 29enne che ha iniziato a lavorare nel carcere di Nuoro da appena due anni e mezzo. Ieri la Asl ha comunicato a otto di loro che il contratto in scadenza non sarà più prorogato e che saranno rimpiazzati da altro personale che – spiegano gli infermieri – «sarà inviato dall’ospedale San Francesco».
Una mazzata che speravano di aver scongiurato, nonostante fossero coscienti che se la Asl avesse prorogato ancora il contratto sarebbe scattata l’assunzione a tempo indeterminato obbligatoria. L’azienda, infatti, li ha presi in carico come dipendenti dal 2012, (prima facevano riferimento al ministero della Giustizia) con rinnovo annuale del contratto. «Ma la Asl conosceva la nostra situazione – spiegano –, abbiamo chiesto che intervenisse per tempo evitando che finissimo sulla strada. A questo punto pensiamo che ci hanno sfruttato finché hanno potuto e voluto».
Non pretendevano assunzioni dirette o scorciatoie. «Abbiamo proposto che venisse bandito un concorso interno oppure una selezione per titoli – continuano infatti – e l’azienda si era detta anche possibilista. Ma non abbiamo più saputo nulla, fino all’una del pomeriggio di oggi (ieri, ndr), quando ci hanno detto che non avevamo più un lavoro». Ma non c’è solo l’aspetto umano e sociale. Si tratta di una professione delicata, per la quale l’esperienza è un requisito importante. «Non bisogna solo essere bravi infermieri – affermano –, con i detenuti bisogna anche saper mediare, non abbassare la guardia, mantenere sempre la calma. A volte essere quasi degli psicologi».
Il tutto moltiplicato per 170 pazienti potenziali, tanti sono attualmente i carcerati a Badu ‘e Carros. «Con questo non vogliamo dire che chi ci sostituirà non sarà all’altezza – sottolineano –, ma perché buttare al vento anni e anni di competenza?». La situazione potrebbe avere anche ripercussioni sulla sicurezza interna, criticità che è stata portata all’attenzione del Prefetto e del dirigente sanitario, soprattutto alla luce del fatto che si tratta di un ricambio totale di personale che nel primo periodo non sarà affiancato da colleghi esperti. Ultimo, ma non per importanza, anche il rapporto di reciproca fiducia che negli anni si instaura con le altre figure che lavorano all’interno del carcere, quali gli agenti di polizia penitenziaria.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
