Omicidio Piras, scontro in aula
L’avvocato Lai al teste Ciancilla: «Riferisca solo ciò che ha sentito e dati obiettivi»
NUORO. «Mia madre aveva paura che mio padre l’indomani potesse incontrare il fratello. Non era tanto d’accordo dopo la brutta lite che avevano avuto quel giorno (il 24 gennaio 2010 ndr). Ero uscita e lì avevo lasciati che discutevano. Quella sera fu l’ultima volta che vidi mio padre, perchè la mattina successiva, quando uscì di casa, io dormivo ancora». Ieri Giampiera Piras (parte civile con la mamma e il fratello attraverso gli avvocati Giovanni Colli, Francesco Mossa e Paolo Canu), primogenita di Angelo Maria, l’allevatore di Lula assassinato il 25 gennaio nella campagne del paese e del cui delitto sono accusati il fratello Nico e la moglie Alice Flore, ha parlato davanti alla Corte d’Assise.
Gli inquirenti Alla testimonianza del farmacista Pietro Piras che il pomeriggio del 24 gennaio diede dei medicinali alla sorella della vittima e dell’imputato, è seguita quella del maresciallo Ciancilla all’epoca dei fatti comandante del Norm di Bitti. «Chiedemmo subito uno stralcio per le intercettazioni di Nico Piras che avevamo già iniziato a sentire per il tentato omicidio Cabua col quale il giovane aveva litigato. Ma per quel procedimento non emerse nulla. Per l’omicidio di Angelo Maria – ha detto il militare – avevamo anche battuto un’altra pista che portava a Raimondo Melone (condannato in primo grado per il tentato omicidio Cabua ndr) che ebbe contrasti con la vittima. All’epoca dell’omicidio però Melone era in carcere; in ogni caso avevamo seguito la sua auto, in uso ad un amico, Sebastiano Carta che la mattina dell’omicidio Piras si trovava nell’azienda di Melone, lontano dal luogo del delitto. Melone accusava Angelo Maria di avergli rubato dei maialetti. Una sera andò a chiedergliene conto ma venne picchiato malamente». A questo punto la difesa ha chiesto al teste se sapesse di un’intercettazione relativa all’inchiesta sul tentato omicidio Cabua, in cui era emerso che Melone avrebbe voluto pagare 25mila euro per far uccidere Piras perchè aveva minacciato il figlio.
La notte prima del delitto «C’era stato movimento a casa di Nico Piras e Alice Flore. Nonostante la microspia fosse all’interno dell’abitacolo si attivò a causa di un rumore esterno. Si sentì l’abbaiare dei cani e anche le voci di Nico e della moglie che parlavano. “Picatinne battoro non siat croccadu in cue” disse Alice Flore al marito – ha aggiunto Ciancilla – e per noi stava rivolgendosi alla vittima. Sentimmo un rumore che ci parve il caricamento di un’arma – ha proseguito ilmaresciallo –. Alle 8,11 Alice Flore uscì di casa in auto. I suoi movimenti vennero seguiti con il Gps. Giorni dopo, in base alle coordinate, vedemmo che la donna si era fermata davanti a una casa disabitata dove c’era una discarica. Il 5 febbraio eravamo andati a controllare e avevamo trovato, tra rifiuti più attuali delle scarpe numero 43 che una volta fatte esaminare, dagli esiti risultò che all’esterno c’era del dna dell’imputato.
La difesa Le dichiarazione del maresciallo Ciancilla hanno scatenato l’immediatamente reazione della difesa (gli avvocati Mario Lai e Angelo Manconi). «Secondo quale dato obiettivo – ha detto l’avvocato Lai – ritiene di poter affermare che quel rumore era dato dal caricamento di un’arma? Avete forse cercato degli elementi alternativi? Noi sì – ha aggiunto – e quel rumore per voi causato dal caricamento del fucile, per noi invece era il passante della porta, perchè Nico Piras in realtà non era mai uscito. Lei maresciallo – ha aggiunto il legale – deve solo riferirsi a quello che ode e non a quello che le sembra. Inoltre – ha proseguito Lai – dopo il ritrovamento delle scarpe nella discarica ha per caso chiesto alla mia assistita se avesse buttato qualcosa?». «Era in corso un’indagine» – ha replicato il teste. «E poi – ha aggiunto Lai – sa che fine ha fatto la maglietta intrisa di sangue che Nico Piras vi ha consegnato il giorno dell’omicidio dopo che vi ha raccontato della rissa col fratello?». Un confronto acceso tra teste e difesa che ha richiesto più volte l’intervento del presidente Cannas. Prossima udienza il 22 dicembre per sentire i periti. (k.s.)
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