«Città della cultura? Sì, ma coinvolgete le opposizioni»
NUORO. «Proporre Nuoro come Città della cultura è un atto che merita attenzione e che va sicuramente sostenuto. Il rammarico, tuttavia, è constatare che, nonostante la collaborazione più volte...
NUORO. «Proporre Nuoro come Città della cultura è un atto che merita attenzione e che va sicuramente sostenuto. Il rammarico, tuttavia, è constatare che, nonostante la collaborazione più volte espresse dai consiglieri di opposizione, la giunta non ci renda partecipi di scelte di così importante rilevanza, anche perché l’apporto che ciascuno di noi può dare, seppur piccolo, può essere un valido contributo per la riuscita dell’evento». Parla il consigliere comunale di opposizione Gian Pietro Gusai. «Confido che i soggetti interessati – aggiunge – mettano in essere politiche di recupero del patrimonio culturale presente in città, agevolando anche i privati affinché questa ricchezza sia fruibile. Auspico che non solo Nuoro ma il Nuorese tutto, si riappropri di momenti culturali che l’hanno contraddistinta; un buon principio sarebbe ascoltare e fare propri i suggerimenti del cittadino comune che reclama politiche concrete di valorizzazione di beni immobili d’interesse storico-identitario, vedi la Casa Satta, oramai fatiscente, così come il luogo di memoria Su Pinu, sentieri storici campestri, in attesa da anni di restauro, così come il recupero urgente del patrimonio dato da libri, manufatti e materiale cartaceo in genere, sfuggito a promesse di recupero, dimenticate in locali abbandonati».
«Promuovere la cultura nella sua accezione più ampia, con politiche inclusive – prosegue Gusai –. Recuperare la memoria del quotidiano vivere una microstoria affascinante, dove con romanticismo espresso da nomi forti, artisti, artigiani, scrittori, poeti e uomini comuni si è passati da una società, prevalentemente agropastorale a una società con coscienza cittadina “continentale”, con geometrie sociali, economiche e di valori diverse, che inizialmente stridevano con la cultura diffusa nella realtà del tempo, passando dalla casa del contadino di Salvatore Satta, che “odorava di pane e formaggio, cioè del cibo quotidiano… odore rustico, del gatto accanto al fuoco spento”, alla casa borghese, fatta di salotti e risotti alla pescatora con cani da compagnia e termosifoni accesi. Svegliare e rivitalizzare la memoria nella coscienza di questa collettività, potrebbe essere uno slancio verso nuove frontiere culturali, moderne, con spunti che possono riportare Nuoro a riappropriarsi del suo titolo di “Atene sarda”».
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