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L’Alpa di Siniscola: «Diversificare le produzioni locali»

SINISCOLA. La crisi del mercato lattiero-casearia in Sardegna sta creando forti tensioni tra allevatori e industria di trasformazione della materia prima, specie per quanto riguarda il Pecorino...

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SINISCOLA. La crisi del mercato lattiero-casearia in Sardegna sta creando forti tensioni tra allevatori e industria di trasformazione della materia prima, specie per quanto riguarda il Pecorino Romano, e in generale su tutte le produzioni agricole, in attesa che queste possano trovare nuovi canali di commercializzazione nel mercato internazionale, puntando sulla diversificazione del prodotto. Nel territorio di Siniscola l’allarme viene lanciato dall’Alpa (Lavoratori produttori dell’agroalimentare), che nella cittadina può vantare l’insediamento di un ufficio in collaborazione con la Cigl, che individua nella diversificazione dei prodotti agricoli e pastorali, la via maestra per riappropriarsi di quella identità produttiva tradizionale, messa a dura prova dal sogno industriale degli anni ’60 e ’70, poi risoltosi con un nulla di fatto.

«Bisogna diversificare i prodotti – dice Matteo Mulargia, operatore Alpa – ma bisogna farlo con intelligenza, ritornando all'associazionismo dei medi e piccoli imprenditori del mondo pastorale e agricolo, che possa tenere testa ai cartelli delle grosse aziende che decidono i prezzi di mercato. Una buona occasione – continua- potrebbe essere quella offerta dal nuovo Psr che mette a disposizione un miliardo e trecentoventi milioni di euro da spendersi in 7 anni, volto all’incentivazione della diversificazione produttiva e di filiera, così da cambiare registro sulla nostra mentalità mono culturale e troppo legata a principi arcaici». Per Mulargia occorre puntare a «massimizzare i profitti e minimizzare il rischio, integrando il mercato esistente».

Sullo sviluppo delle attività consorziate è incentrato anche il bando in uscita nel prossimo mese di gennaio sulle organizzazioni produttive, che potrebbero creare figure imprenditoriali di contrattazione sui mercati più efficaci delle opportunità offerte alle singole realtà.

Per Antonio Muscau della Flai-Cgil «il deprezzamento del prodotti primari, giustificato nello specifico dalle grandi industri con la sovrapproduzione del pecorino romano, ha creato danni considerevoli ai piccoli produttori. Gli operatori – continua – devono ragionare in maniera differente, puntando sulla diversificazione dei prodotti per avere maggiore competitività, perché non abbiamo altre alternative». (h.f.)

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