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Nuoro

Delitto Chessa, assoluzione per Taioli

Delitto Chessa, assoluzione per Taioli

La Corte d’assise ha prosciolto l’imputato con formula piena. L’omicidio dell’allevatore resta senza colpevoli

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NUORO. Non c’è un colpevole per la morte di Francesco Chessa, l’allevatore di Orune assassinato il 18 maggio del 2005, con sette fucilate, davanti all’uscio della sua casa. Ieri l’unico imputato, Sergio Taioli, 31 anni, di Sorgono, è stato assolto dalla Corte d’Assise di Nuoro «per non aver commesso il fatto». Soddisfatti i suoi difensori, gli avvocati Gianluigi Mastio e Luigi Concas, che nelle loro arringhe hanno denunciato «un vuoto probatorio assoluto».

Il pm Andrea Vacca aveva invece chiesto per il giovane la condanna a 14 anni di reclusione per concorso anomalo. Secondo l’accusa, infatti, Taioli avrebbe ceduto ad alcuni orunesi, per sua stessa ammissione, il fucile utilizzato per uccidere “Cisco” Chessa. E per questo era da considerarsi responsabile: il giovane, infatti, avrebbe dovuto prevedere che le persone alle quali aveva consegnato il fucile – e delle quali non ha mai fatto il nome «per timore di ritorsioni» – avevano intenzione di commettere il delitto. Identica anche la tesi dei difensori della parte civile, Angela Nanni e Michele Mannironi.

«Un obbrobrio giuridico», hanno protestato i difensori dell’imputato.

Sergio Taioli viene implicato nell’omicidio dell’orunese quasi per caso. Nel 2005 viene arrestato per un attentato contro la casa di un suo compaesano, a Sorgono. Ad incastrarlo un fucile calibro12 e un passamontagna sui quali i Ris di Cagliari avevano trovato le sue impronte digitali. Dalle indagini successive era poi emerso che quel fucile era l’arma usata dal killer per giustiziare “Cisco” Chessa, l’allevatore di Orune, 52 anni, conosciuto per essere stato coinvolto nell’attentato all’avvocato Giannino Guiso, avvenuto a Nuoro il 5 dicembre 1981. Francesco “Cisco” Chessa era stato chiamato in causa per l’attentato al noto penalista nuorese insieme ad altri due giovani originari di Orune (Ninuccio e Mauro Monni). In primo grado, la Corte d’Assise di Nuoro lo aveva condannato a 16 anni per tentato omicidio. La pena era stata ridotta in appello di due anni. La condanna fu confermata anche dalla Corte di cassazione.

Francesco Chessa era rientrato a Orune dopo aver trascorso un lungo periodo in carcere. Qualche anno dopo viene ucciso. In modo atroce. La sera del 18 maggio di 11 anni fa “Cisco”, dopo aver parcheggiato la sua Fiat Punto in via Dore, nel centro di Orune, scende dall’auto e percorre i pochi metri che lo separano dall’ingresso della casa dove vive con la moglie e i due figli. Sono le 22.30. I killer lo aspettano nascosti nel buio. La prima fucilata parte appena l’uomo scende dall’auto. Inutile la fuga disperata e il tentativo di rifugiarsi nell’abitazione. “Cisco” non ha scampo. Viene raggiunto dai colpi mentre sta aprendo il portone. Le fucilate lo colpiscono alla schiena.

All’inizio gli inquirenti seguono la pista della faida storica di Orune, quella cominciata nel 1965 e che aveva seminato decide di cadaveri. Ma le indagini non portano a nulla. All’improvviso, nel 2008, il colpo di scena. Sergio Taioli, il giovane di Sorgono, viene iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di essere uno degli assassini dell’orunese. «Sono innocente», ha sempre urlato il giovane, ammettendo di aver usato sì il fucile per l’attentato a Sorgono ma non per uccidere Francesco Chessa. »Con questo omicidio non c’entro nulla», ha sempre ripetuto come una litania. Quel fucile, come ha raccontato lui stesso ai giudici, gli era stato dato da un amico. «Poi l’ho consegnato a un’ altra persona, ma non sono io l’assassino». (g.z.)

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