La famiglia Monni: «Giustizia è fatta, ci fidavamo a occhi chiusi del difensore»
La figlia e la vedova di Francesco Monni, morto nel 1993 in un incidente stradale sulla 131 dcn, non nascondono la soddisfazione per la condanna dell’avvocato
«Giustizia è fatta». La figlia e la vedova di Francesco Monni, morto nel 1993 in un incidente stradale sulla 131 dcn, non nascondono la soddisfazione per la condanna dell’avvocato Salvatore Marteddu. «Era il nostro legale, ci siamo fidate – raccontano –. Non si può tradire così la fiducia di persone che vivono il momento più doloroso della loro vita». Francesca Raggio aveva appena 42 anni quando il marito muore su quella strada. Rimane da sola con quattro bambini piccoli da crescere. «Mi sono affidata all’avvocato in buona fede – ricorda – Quando, dopo la sentenza di primo grado, mi ha chiesto di aprire un conto corrente bancario intestato a me e a lui dove versare una parte del risarcimento, circa 200mila euro, non ho avuto il minimo sospetto». E invece l’avvocato Marteddu, all’insaputa della signora, si era riservato il potere di disporre delle somme senza ottenere la sua controfirma. Nel frattempo la sentenza d’appello dimezza il risarcimento e la famiglia Monni, in attesa della Cassazione, comincia a preoccuparsi e chiede all’avvocato la restituzione dei soldi. Il legale tergiversa, fino a quando la famiglia Monni scopre che quei soldi sono spariti. La sentenza del gip di Nuoro è del 13 dicembre, lo stesso giorno nel quale ha perso la vita Francesco Monni. «Non può essere solo una coincidenza», dice la figlia.
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