“Una lìtera a sos tres res” premia sessanta bambini

Festa grande nella chiesa del Rosario per la 25ª edizione del concorso Corraine: l’uso e l’insegnamento del sardo devono diventare una cosa naturale

NUORO. Venticinque anni di poesia e amore per la lingua sarda. Ieri mattina nella chiesa del Rosario sono state premiate le 60 lettere in sardo scritte dagli alunni che hanno partecipato al fortunato concorso “Iscrie una lìtera a sos tres res”, della Papiros edizioni, giunto alla soglia dei suoi primi 25 anni di attività. Le “literas”, 250 in tutto, sono arrivate da tutte le scuole elementari della Sardegna e sono centinaia gli studenti che quest’anno si sono cimentati nella scrittura in “limba”, partecipando al rinomato concorso dedicato agli allievi delle scuole elementari dell’isola, ai quali viene chiesto di scrivere in sardo una lettera ai Re Magi, Gaspare, Melchiorre, Baldassarre, per confidare loro i propri pensieri o chiedere qualcosa per sé, i propri familiari o gli amici. Hanno salutato la manifestazione Mariolina Mannia, presidente della casa editrice Papiros, e Andrea Soddu, sindaco di Nuoro. Ha concluso, con un saluto Antonello Garau, a nome del Comitato di Sostegno che ha contribuito a finanziare la manisfestazione, la stampa del libro e la pubblicazione del puzzle con 1.470 euro. Deus ex machina, come sempre, Diego Corraine (vestito da Baldassarru).

Le 60 letterine premiate sono state pubblicate in un volumetto apposito come nelle precedenti edizioni, e nel corso della cerimonia di premiazione alcune sono state lette, scelte una per paese a sorte, tra i paesi partecipanti. A cominciare dalla più classica “S’iscola no mi piaghede ca este mala” confessato in una delle lettere premiate indirizzate a sos tres res da Mattia Sechi di Benetutti, studente di terza elementare: «B’ando a mala ozza e daghi so in classe faeddo e zogo chin Marco, Gian Pietro e Luca, chin sas feminas no bi zogo, solu chin una ca este una mascroi» ammette il giovane studente di Benetutti. Fino alla richiesta fatta da Francesco Concu di Galtellì, appassionato di Lego e piste telecomandate ma che dai Re Magi vorrebbe: «Bos cherio petire a sa vine unu travallu po babbu meu, ca cando che vinit de achere su passizzu non de tenet prusu. Precate a su Bambinu Gesusus chi nos arcasset sa grassia». Poi nel mare di richieste c’è anche il desiderio della saggia Giorgia Peddes che dall’alto del suo paesino, Tonara, e dei suoi dieci anni scrive: «Unu pitzocu nieddu, chi ddi nant Bougaly, at contau a tziu meu ca po arribare in Sardigna dae sa Guinea de su Nord at depiu atraessare a pe su desertu po duamila chilometros, e amigos suos no ant tentu sa fortuna chi at tentu issu ca funt mortos in su viagiu, de famene e de sidi» spiega la scolaretta a sos tres res. E aggiunge: «Deo bos prominto ca ocanno non chergio ne arregallu de Nadale e nemancu su dinare chi mi giant mannoi e mannai e is tzios meos, e invetze chergio comperare a Bougaly unu bellu cappotto po si podere caentare e una pariga de catzolas po giogare a botza in s’iscuadra de sa bidda mia». La manifestazione, andata avanti per tutta la mattina, è stata anche l’occasione per sottolineare come il concorso sia solo una goccia d’acqua nel mare delle azioni necessarie per preservare, rafforzare e ufficializzare l’uso della lingua sarda in ogni ambito e uso. «A cominciare dalla scuola che è il motore e il punto di riferimento del progresso di ogni lingua – ha aggiunto Diego Corraine, direttore della casa editrice Papiros e organizzatore del concorso –. L’uso del sardo e l’insegnamento in sardo nella scuola e in ogni altro ambito, culturale, amministrativo, politico, economico, sociale e territoriale deve diventare una cosa naturale – spiega. A tal proposito vorrei ricordare l’opera e il lavoro teorico di Tullio De Mauro, appena scomparso, che ha sempre affermato e difeso i diritti della lingua sarda e la sua presenza efficace soprattutto nella scuola e nella didattica».

La ciliegina sulla torta è rappresentata dalle novità di quest’anno, che contraddistinguono questo anniversario dei 25 anni, dove i premiati sono passati da 20 a 60 e come se non bastasse a ciascun alunno premiato è stato regalato un rompicato da 100 pezzi (36×48 cm), realizzato appositamente per questa edizione con l’immagine simbolo di quest’anno, realizzata da Pia Valentinis, la nota illustratrice che ogni anno realizza la copertina del libro e il simbolo della singola edizione.

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