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Pioggia di euro in arrivo sull’Atene sarda

Pioggia di euro in arrivo sull’Atene sarda

Piano d’azione regionale di 2 milioni e mezzo per il Distretto culturale. Cicalò: «Prepararsi al 2020 è già un successo»

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NUORO. Il 2017 sarà un anno determinante per il Distretto Culturale del Nuorese – Atene della Sardegna, l’associazione che vede insieme enti locali e organizzazioni di imprenditori impegnati in un unico obiettivo: stimolare lo sviluppo economico di Nuoro e del suo territorio attraverso la cultura, con lo sguardo rivolto al futuro ma consapevole dell’importanza del passato. L’anno appena iniziato sarà determinante per il distretto non solo perché la Regione dovrebbe finanziare, nell’ambito dei fondi che sta per stanziare per il rilancio del Nuorese, un “piano di azione” del valore di due milioni e 500mila euro, ma anche perché l’associazione agirà da partner del Comune in vista della presentazione, entro il giugno 2018, della candidatura a capitale italiana della cultura per il 2020. Un obiettivo ambizioso, che vede in prima fila il presidente del distretto e della Camera di commercio, Agostino Cicalò.

A che punto è il distretto culturale del Nuorese, è già una realtà?

«Lo è indubbiamente, non solo perché è un’associazione nata nel 2012, ma perché contiene al proprio interno, oltre alla Camera di commercio, che si è fatta carico di svolgere il ruolo di coordinatore delle iniziative, molte associazioni di categoria e di impresa, il Comune di Nuoro e undici comuni confinanti. Il lavoro più importante che è stato fatto sinora è costruire un piano di fattibilità. In un anno abbiamo fatto interviste, colloqui, approfondimenti che ci hanno portato a individuare una serie di azioni mirate a dare corpo al progetto di sviluppo del distretto culturale. In più, ciascun soggetto che fa parte del distretto, ogni socio cioè, apporta propri progetti operativi. Il modello di gestione al quale abbiamo pensato non è quello di un organismo che gestisce soldi, non solo perchè questo avrebbe creato una corsa alle poltrone e inevitabili compromessi, ma dove chi recupera le risorse le utilizza in autonomia secondo però una linea coerente con gli indirizzi del piano del distretto».

In che modo il distretto culturale partecipa alla candidatura del Comune a capitale italiana della cultura?

«Il distretto sarà una sorta di curatore scientifico dell’iniziativa, che come è noto non riguarda solo la città di Nuoro ma un territorio più vasto. Già dalla prossima settimana ci sarà un primo incontro tra i vari soci per decidere gli aspetti più generali della candidatura e del lavoro che sarà necessario fare da qui al 2018».

Che chance ha concretamente il Nuorese di vedere accettata la propria candidatura ed eventualmente di diventare capitale della cultura italiana nel 2020?

«A mio parere già lo sforzo di prepararsi verso un traguardo di questo tipo rappresenta di per sé un successo, nel senso che trovo positivo il fatto che soggetti diversi tra loro come 12 comuni e 8 associazioni di categoria e di imprese abbiano individuato nella cultura una chiave di sviluppo per il territorio e un obiettivo coerente con il proprio campo d’azione. Poi ritengo che Nuoro e il territorio abbiano tutte le carte in regola per aspirare al ruolo di capitale italiana della cultura. Il distretto culturale si chiama Atene della Sardegna non solo come riferimento al passato glorioso di Nuoro e del territorio, dalla Deledda e Salvatore Satta ad artisti come Ciusa e Nivola, ma anche perché propone uno sguardo sulla realtà del presente, con le eccellenze nell’ambito dell’arte contemporanea, della letteratura e delle case editrici, del cinema. Ed è soprattutto uno sguardo rivolto al futuro».

Quali saranno i vostri prossimi passi, come pensate di utilizzare i fondi regionali?

«Anzitutto per le strutture fisiche del distretto, cioè luoghi dove poter insediare le attività, poi per un sistema di comunicazione e di riconoscimento, a partire dalla segnaletica che non c’è, e poi dare vita ai progetto sulle aree di intervento individuate». (r.n.)

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