La Nuova Sardegna

Nuoro

Sla, fondi in ritardo: assistenza a rischio

di Stefania Vatieri
Sla, fondi in ritardo: assistenza a rischio

L’allarme lanciato dagli assistenti dei malati: «Da 4 mesi senza stipendio, ci dimetteremo. La Regione è inadempiente»

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NUORO. Flop del programma regionale "Ritornare a casa". La macchina burocratica si inceppa nell'iter e i fondi destinati alle persone affette da importanti patologie degenerative vengono stanziati con grave ritardo. È questo l'allarme lanciato dagli assistenti dei malati di Sla (sclerosi laterale amiotrofica), senza stipendio da oltre quattro mesi a causa dei perenni ritardi della Regione nell'erogazione dei finanziamenti per la cura e l'assistenza delle persone con disabilità grave.

«A malincuore saremo costretti a dimetterci, non siamo più nelle condizioni di poter lavorare» hanno ammesso ieri mattina alcuni dei venti assistenti che accudiscono a domicilio i malati di sclerosi laterale amiotrofica della città, costretti per l'ennesima volta a manifestare tutta la loro disperazione nel Palazzo del Comune. «Sono anni – aggiungono – che ci battiamo insieme agli amministratori comunali affinché i finanziamenti della Regione arrivino puntuali ai malati, ma senza risultati concreti – spiegano tre assistenti dei malati di Sla Massimo Buttitta, Mariuccia Delussu e Gianluca Monne durante l'incontro in Comune —, questo disagio purtroppo si riflette in primis sui pazienti e sulle famiglie che devono fare il diavolo a quattro per anticipare gli stipendi e quando questo non è possibile su noi assistenti, costretti a lavorare senza un euro per mesi interi pur di non abbandonare i nostri malati — spiegano —. Vogliamo che la situazione si risolva subito altrimenti con la morte nel cuore saremo costretti a dimetterci».

L’assistenza ad una persona affetta da disabilità grave non è mai facile; gli sforzi e le attenzioni sono costanti; il tempo e le energie non sono mai troppe per dedicarsi anima e corpo a chi, da solo, non avrebbe nessuna speranza di poter vivere. E nonostante la Sardegna sia attualmente tra le poche regioni che ha definito con chiarezza le proprie politiche a sostegno della non autosufficienza e delle disabilità gravi confermandosi, a livello nazionale, come “pioniera” per le iniziative avviate. A vanificare tutto ci pensa una burocratica lenta e farraginosa che conquista invece la maglia nera per la mancata semplificazione degli adempimenti trasformando l'innovativo e ambizioso progetto “Ritornare a casa” in un perfetto colabrodo. «Un barlume di speranza sembra essersi acceso in questi giorni affinché l'annosa questione dei ritardi si risolva — spiega Valeria Romagna, assessore comunale ai Servizi Sociali durante l'incontro con gli assistenti—.Premettendo che il Comune si unisce anche stavolta all'appello degli assistenti familiari e dei malati beneficiari del piano “Ritornare a casa”, una misura finanziata per l'80% dalla Regione e per il restante 20% dal Comune— aggiunge — è stata pubblicata di recente la delibera regionale numero 70 del 29 dicembre 2016 dove sono chiarite le nuove e più snelle linee guida del progetto, che dovrebbero risolvere il problema — spiega soddisfatta l’assessore comunale ai Servizi sociali –. Questo dimostra l’impegno mantenuto dall'assessore Luigi Arru, al quale avevamo presentato le rimostranze in merito alla spiacevole vicenda». «Ci auguriamo che l'erogazione per il 2017, alla luce delle nuove linee guida, sia puntuale e su questo vigileremo – conclude l'assessore comunale Valeria Romagna –. Il piano regionale di assistenza domiciliare garantisce un notevole risparmio alla Regione sui ricoveri nelle strutture sanitarie, che possono raggiungere a seconda dei casi anche la quota di 1400 euro al giorno».

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