Assenteismo, parla la testimone
A processo per truffa alla Regione otto dipendenti di un Centro di formazione
NUORO. «Io ero all’ingresso, come centralinista, e li vedevo entrare, timbrare l’ingresso e poi uscire. Spesso, quando li cercavo per passare alcune telefonate, nei loro uffici non li trovavo mai. C’era anche uno che timbrava per altri quattro colleghi. Io so solo che quando arrivavano le telefonate, e chiamavano anche dalla Regione, capitava spesso che io non sapessi a chi passare le comunicazioni perché la persona non era presente». Ha la voce flebile flebile, Angela Poddighe, quando racconta al giudice monocratico Teresa Castagna la sue complicate giornate della primavera 2013 al Centro di formazione professionale regionale di via Ragazzi del ’99 a Nuoro. Seduta nella postazione riservata ai testimoni, a pochi metri dagli otto imputati per truffa, la centralinista della struttura regionale con sede a Nuoro, nonostante lo stress legato alla deposizione in un processo penale, sfodera comunque un coraggio da leoni. Per l’accusa è lei la testimone chiave di un’inchiesta nata proprio sulla base di una sua denuncia preceduta da diverse segnalazioni ai vertici del centro di formazione. Per la difesa degli otto imputati e dipendenti del Centro di formazione professionale regionale, invece, ciò che lei hai visto non corrisponde al vero perché gli attuali otto imputati, in realtà, avevano i permessi per uscire e le loro assenze erano tutte giustificate. Due versioni opposte della stessa vicenda, dunque, che da ieri e per i prossimi mesi si scontreranno spesso nell’aula destinata alle udienze del giudice monocratico. Tocca alla teste chiave Angela Poddighe, dunque, ieri mattina, aprire le danze della vicenda giudiziaria nella quale otto dipendenti del Centro di formazione sono accusati, in sostanza, di aver truffato la Regione perché uscivano in orario di servizio senza timbrare. Gli imputati sono Martino Corimbi, Graziella Biccone, Giovanni Sotgiu, Giuseppe Tiddia, Francesca Fenu, Alessio Sanna, Francesco Bussu e Franco Ruiu.
Era stata proprio Angela Poddighe, dopo mesi di segnalazioni e lamentele cadute sostanzialmente nel vuoto, a raccontare ai carabinieri cosa avveniva nel Centro di via Ragazzi del ’99. In quella struttura, del resto, la donna aveva avuto anche altri problemi con una guardia giurata e proprio nell’ambito di quella vicenda i militari dell’Arma un giorno le avevano chiesto «Ma i suoi colleghi non l’aiutano?», e lei allora aveva risposto «Ma se non ci sono mai!». E così, dopo ripetute segnalazioni e un esposto, alla fine la vicenda era approdata in un’inchiesta con tutti i crismi. La Guardia di finanza nuorese aveva sistemato le telecamere e aveva ripreso gli ingressi e le uscite. E ieri mattina, il processo nato da quell’inchiesta è entrato nel vivo. «Signora Poddighe – le chiede il pm – lei vedeva gli imputati uscire durante la mattina e l’orario di lavoro?». «Sì – risponde lei – uscivano senza timbrare. Io lo avevo detto anche alla coordinatrice che c’erano persone che uscivano senza permesso. Allora fecero una circolare chiedendo a tutti il rispetto del contratto e degli orari. C’è stato un periodo di cambiamento ma poi è tutto tornato come prima».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
