Il testimone: «Fumi alti 40 metri»
In aula due ex militari del poligono. E la difesa rilancia l’offensiva
LANUSEI. Dopo una lunga fase di stallo, legata allo scioglimento di diverse eccezioni e questioni sollevate dalla difesa, ieri mattina nel Palazzo di giustizia di Lanusei è entrato nel vivo, con la deposizione dei primi testi della lista del pm, il processo sul caso Quirra. Nell'udienza di ieri, davanti al giudice monocratico Nicole Serra hano deposto due militari pensione che hanno lavorato nel poligono militare di Perdasdefogu. Il primo è l’ex maresciallo Francesco Palombo, in servizio a Quirra dal ’99 al 2000 in qualità di ruspista. «Il mio compito era quello di fare buche profonde 20 metri e larghe 40 – ha spiegato e in quelle buche venivano fatti brillare bombe e proiettili, prevalentemente residuati della seconda guerra mondiale. I fumi e le polveri si alzavano per oltre 40 metri e a seconda dei venti venivano trasportati nei paesi adiacenti. Il bestiame stava all'interno del poligono e fuori dalla zona brillamenti di circa due e tre ettari, dove si abbeverano nelle pozzanghere vicine». La seconda testimonianza, invece, è stata quella di un ex capitano dei carabinieri. Anche lui, rispondendo alle domande delle parti, ha raccontato la sua esperienza di lavoratore all’interno del poligono ogliastrino. Una buona parte dell’udienza di ieri, tuttavia, è stata occupata dalle contestazioni degli avvocati dei generali ed ex comandanti del poligono rinviati a giudizio con l’accusa di omissione aggravata di cautele contro infortuni e disastri perché non avrebbero interdetto al pubblico le zone militari. L’avvocato di Stato, Francesco Caput, e i colleghi Leonardo Filippi, Andrea Chelo e Pierfrancesco Caput - ha chiesto al giudice di non tenere conto delle due testimonianze perché i due testi «sono andati in pensione molto prima del periodo contestato nei capi imputazione». Bisognerà attendere l’udienza dell’8 marzo per conoscere la decisione del giudice.
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