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Nuoro

Orune, l’acqua non è potabile

di Pasquale Farina
Orune, l’acqua non è potabile

Dopo i disagi durante la nevicata arriva una nuova ordinanza del sindaco

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ORUNE. Come se non bastassero i gravi disagi causati dalle precipitazioni nevose e di acqua piovana delle scorse settimane, ora per i cittadini di Orune i problemi arrivano dall’acqua della rete pubblica. Ancora un divieto assoluto all’utilizzo dell'acqua potabile in tutta la rete idrica del comune è stato infatti emesso dal sindaco Michele Deserra, obbligato suo malgrado ad adottare il dispositivo di restrizione a seguito della comunicazione giunta negli uffici comunali venerdì 3 febbraio. Con una mail Abbanoa Spa Cagliari segnala che «a causa di un disservizio su un filtro si è verificato un aumento dei parametri di torbidità e manganese, rendendo l’acqua non potabile». Al primo cittadino del centro barbaricino non è rimasto altro che emettere l’ordinanza di restrizione 4 del 2017 «vietandone l’uso nell’intera rete idrica dell'abitato di Orune per il consumo come bevanda e per uso alimentare. È al contempo consentito l’utilizzo esclusivamente per l’igiene della persona e per usi domestici». Il tutto in attesa del ripristino dell’idoneità sanitaria e comunque sino a nuova e diversa disposizione. Sia negli uffici dell’amministrazione comunale che da parte della cittadinanza la notizia non è stata accolta molto bene. I commenti a caldo erano di forte disappunto, essendo la restrizione attuale l’ennesima di una serie infinita. «Ormai sono davvero troppe le giornate in cui l’acqua ad Orune non è utilizzabile – hanno commentato gli amministratori – con almeno 10 ordinanze l’anno di non potabilità. È giunto il tempo di far pesare queste negligenze e non escludiamo addirittura un’azione di rivalsa e richiesta di risarcimento danni nei confronti del gestore. Non a caso infatti, in calce al dispositivo di restrizione emesso venerdì, è stata aggiunta una nuova postilla: «Questa amministrazione si riserva di avvalersi nei confronti dell'ente gestore Abbanoa Spa, auspicando la riduzione delle bollette degli utenti relativamente al periodo di non potabilità, oltrechè per i disagi conseguenti all’approvvigionamento da altre fonti e per i costi sostenuti per l’acquisto di acqua in bottiglia».

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