“Evasione” con la carrozzella: a giudizio
NUORO. È stato rinviato a giudizio per l’ennesima volta con l’accusa di “evasione”. Ma quella che il bittese Diego Olzai avrebbe commesso, in realtà, sarebbe una evasione del tutto particolare visto...
NUORO. È stato rinviato a giudizio per l’ennesima volta con l’accusa di “evasione”. Ma quella che il bittese Diego Olzai avrebbe commesso, in realtà, sarebbe una evasione del tutto particolare visto che l’avrebbe commessa seduto sulla carrozzella che utilizza come mezzo di deambulazione dai tempi di un conflitto a fuoco con i poliziotti che indagavano sul sequestro di Dante Belardinelli. Correva il 1989 e Diego Olzai rimase ferito in maniera decisamente grave – mentre un poliziotto era morto – durante una sparatoria tra il gruppo dei banditi che si riteneva fosse legato al sequestro e gli investigatori. Per quella vicenda, Diego Olzai era stato condannato all’ergastolo ma viste le sue condizioni di salute la legge gli ha consentito di scontarlo in regime di detenzione domiciliare a Bitti. In base alle disposizioni del giudice, Diego Olzai, può “evadere” dai domiciliari per un’ora al giorno ma, evidentemente, ogni tanto, viene beccato fuori casa quando l’orario dell’uscita consentita è già scaduto. Già un’altra volta Diego Olzai era finito a giudizio per essere “evaso” in carrozzella, ma sin da quella vicenda il suo avvocato di fiducia, Gianfranco Careddu, aveva ottenuto, attraverso una perizia psichiatrica, il riconoscimento dello stato di “incapacità di intendere e di volere” del suo assistito.
Ieri, tuttavia, nei confronti di Olzai si è aperto un nuovo processo per “evasione” e così è ricominciata la trafila: l’avvocato Careddu ha chiesto che venisse disposta una perizia psichiatrica, il giudice Teresa Castagna l’ha concessa. Prossima udienza a marzo. (v.g.)
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