La Nuova Sardegna

Nuoro

Il Marghine potrà accogliere 60 migranti

L’Unione dei Comuni ha anticipato le mosse del ministero con un bando: le adesioni sono dodici

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MACOMER. Il bando dell’Unione dei Comuni del Marghine attraverso il quale il territorio si prepara a gestire il fenomeno delle migrazioni che prima o poi toccherà anche la Sardegna centrale, ha raccolto dodici manifestazioni di interesse di altrettanti soggetti (privati e strutture) disposti ad accogliere stranieri in attesa di asilo che scappano da paesi stravolti dalla guerra e dalla fame. Complessivamente il territorio sarà in grado di farsi carico di circa 60 persone, un numero più o meno in linea con le recenti indicazioni del Governo in materia di accoglienza. I Comuni della zona hanno deciso di anticipare le mosse del ministero degli Interni per evitare scelte e decisioni calate dall’alto che potrebbero creare problemi. È per questo che si sono preparati a gestire in modo corretto una situazione che prevedibilmente si presenterà nel corso dell’anno, se non già prima dell’estate. L’obiettivo è quello di evitare situazioni come quella alla quale si stava andando incontro all’inizio del 2016 quando arrivò l’odine di riconvertire l’ex carcere in un centro di accoglienza, che di fatto lo avrebbe trasformato in una specie di campo di concentramento con tutti i problemi, anche di ordine pubblico, che ne sarebbero derivati. I comuni che hanno aderito al progetto hanno puntato su una soluzione diversa da quella delle concentrazioni che creano problemi. Hanno scelto di percorrere la strada della microaccoglienza diffusa, che consente la solidarietà ed evita le concentrazioni con i problemi che ne derivano. «Abbiamo messo in campo una modalità di intervento poco impattante – ha spiegato il presidente dell’Unione dei comuni, Antonio Succu, – con l’adesione al progetto di un numero significativo di soggetti. Declineremo con la Prefettura i percorsi più adatti per il conseguimento dei migliori risultati sulla base dei recenti accordi raggiunti dall’Anci e dal ministero dell’Interno». È chiaro che in questa partita i comuni e l’Unione dei comuni non possono essere lasciati soli. Servono risorse per andare oltre la semplice accoglienza e favorire e stimolare l’integrazione. I comuni non ne hanno per cui si attende una risposta dallo Stato o dall’Unione Europea. Il bando dell’Unione dei comuni punta a realizzare «modalità alternative di accoglienza e di concreta integrazione sociale di migranti richiedenti protezione internazionale», ma senza soldi non è possibile portare avanti progetti di accoglienza e integrazione bellissimi, ma che bisogna riempire di contenuti per i quali servono risorse. (t.g.t.)

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