La rabbia del sindaco di Ottana «Il Governo ci dà solo schiaffi»

Continua la polemica dopo l’esclusione dell’area industriale dai siti di interesse nazionale «Non vorrei fosse una ritorsione perché ci siamo opposti al progetto di riconversione a carbone»

OTTANA. «Prima il mancato inserimento nell’elenco delle aree di crisi complessa. Ora il rifiuto di riconoscere l’area industriale quale sito di interesse nazionale. Nel giro di pochi mesi Ottana ha ricevuto due schiaffi dal Governo centrale che rischiano di comprometterne per sempre il futuro produttivo e occupazionale». Il sindaco, Franco Saba, come sua abitudine, le cose non le manda a dire. Così, dopo la bocciatura, su richiesta del ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, dell’emendamento per inserire Ottana nei siti di interesse nazionale, proposto alla Camera dal deputato Bruno Murgia, il primo cittadino del paese simbolo del fallimento industriale del centro Sardegna spara a zero contro chi, a suo dire, rema contro il futuro di questo territorio. Governo in primis.

«Non vorrei – tuona Franco Saba, sindaco di Ottana da meno di due anni – che ci vogliano fare pagare il fatto che negli anni scorsi ci siamo opposti al progetto di riconversione a carbone della centrale elettrica». Lui all’epoca era vice sindaco della giunta guidata dal 2010 al 2015 da Gian Paolo Marras, strenuo oppositore del progetto presentato da Ottana Energia e caldeggiato anche dal governo in cambio dell’essenzialità.

«Ricordo benissimo – dice Franco Saba – che in una conferenza di servizi che si tenne a Roma e alla quale partecipai in rappresentanza del Comune, il responsabile della task force per le aziende in crisi, Claudio De Vincenti, oggi ministro per il Mezzogiorno, disse che il futuro di Ottana sarebbe stata la centrale a carbone. Era la stessa riunione – aggiunge il sindaco con forza – dalla quale De Vincenti fece uscire due parlamentari nuoresi con la scusa che si trattava di un incontro tecnico». I due parlamentari, che subito resero pubblico l’accaduto con una nota di protesta, erano Roberto Capelli e Giuseppe Luigi Cucca. Il progetto carbone, tuttavia, incontrò la ferma opposizione del territorio, al punto che, alla fine, venne ritirato. «Quel progetto insensato – ricorda ancora il sindaco – venne bocciato non solo dal consiglio comunale, ma da tutti i cittadini. Da allora per i lavoratori c’è stata solo cassa integrazione e per l’industria nessun progetto di rilancio degno di questo nome. Solo schiaffi». L’ultimo, appunto, il mancato inserimento nei siti di interesse nazionale, i cosiddetti Sin. Uno strumento, questo, che consente di attenere finanziamenti pubblici per le bonifiche e il risanamento ambientale. I Sin rappresentano, infatti, aree contaminate molto estese che necessitano di interventi di bonifica senza le quali è impossibile parlare di riconversione e rilancio produttivo. I siti interessati allo stato attuale sono 40 in tutta Italia. Tra loro c’è anche Porto Marghera, un sito chimico molto simile a Ottana. Che, però, continua a essere escluso.

«Un’esclusione ingiustificata – sottolinea Franco Saba – perché l’area industriale è inquinata e deve essere bonificata. E le bonifiche non si fanno senza soldi. Le risorse ci spettano di diritto perché hanno inquinato anche le aziende dell’Eni, allora totalmente di proprietà dello Stato». E per dimostrare che con le bonifiche Franco Saba non scherza, a luglio del 2016 ha emanato un’ordinanza che obbliga le aziende che hanno avuto o hanno ancora insediamenti a Ottana a bonificare il terreno, ottenendo anche un’importante successo al Tar contro la Montefibre che chiedeva la sospensione del provvedimento. «Ma per risanare tutto, sottosuolo compreso – insiste il sindaco – non basta un’ordinanza, occorrono risorse. Lo Stato deve fare la sua parte, altrimenti l’auspicato rilancio non ci sarà mai». Il futuro di Ottana, insomma, passa attraverso le bonifiche ambientali.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes