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Orani, 31enne a processo per omicidio colposo

Orani, 31enne a processo per omicidio colposo

Antonio Pireddu con la sua Alfa 159 aveva urtato l’auto guidata da Antonio Noli Nel sedile posteriore viaggiava Sofia, 11 mesi, che morì dopo l’arrivo in ospedale

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NUORO. La piccola Sofia Noli di appena 11 mesi, di Orani, era morta sulla 398, la Nuoro-Lanusei, in un incidente stradale causato dallo scontro tra l’auto guidata dal suo papà e un’altra vettura che giungeva in direzione opposta. Ieri mattina davanti al giudice monocratico Teresa Castagna, sono stati sentiti i primi testi del processo che vede come imputato Antonio Pireddu, il giovane 31enne, pure lui oranese, che la mattina del 6 luglio 2014 si trovava alla guida dell’Alfa 159 che aveva provocato la tragedia. Ora deve rispondere di omicidio stradale.

«La bambina era giunta in ospedale in condizioni gravissime, ma era ancora viva – ha detto l’anatomopatologo Vindice Mingioni – Aveva riportato lesioni severe causate dall’urto con una superficie contundente, prevalentemente nella parte alta del tronco e sul capo. Il fatto che non avesse riportato fratture agli arti faceva ipotizzare che fosse legata al seggiolino, le cui parti imbottite avevano protetto il corpicino». È toccato invece al consulente del pm Emanuela Porcu, l’ingegnere Stefano Ferrigno, ricostruire sulla base dei sopralluoghi sulle auto e sul seggiolino della piccola, l’andatura delle due auto.

«La velocità di percorrenza al momento dell’impatto – ha detto il perito – era più o meno la stessa. La Renault Megane guidata da Noli andava a circa 90 km orari, mentre l’Alfa Romeo 159 a 100. È evidente – ha aggiunto Ferrigno – che l’autista della Megane abbia cercato di evitare l’impatto e per scongiurare il frontale si sia buttato sulla corsia opposta, ribaltandosi e finendo oltre il guard rail. Il livello strutturale della Megane è rimasto integro mentre presentava delle deformazioni sul sedile posteriore dove c’era stato un vero distacco».

È proprio su questi aspetti che si è soffermato il legale della difesa, l’avvocato Francesco Carboni che ha chiesto al consulente del pm, se nel corso della perizia avesse verificato l’esatto funzionamento dei sistemi di ancoraggio e di ribaltamento dei sedili e se, l’urto tra le due auto, potesse provocare quegli spostamenti e distaccamenti. Il giudice ha concesso un ulteriore approfondimento della consulenza per chiarire aspetti considerati fondamentali per la difesa dell’imputato.

Precisa e dettagliata la ricostruzione della dinamica fatta dal padre della bambina, Antonio Noli, sentito come teste, che ha rivissuto in aula i momenti della tragedia.

«Stavamo percorrendo la Statale 389, all’altezza del distributore, vicino alla città. Ero con mia moglie e mia figlia che viaggiavano sui sedili posteriori. La bambina era sull’ovetto a sinistra e dava le spalle alla strada; mia moglie, invece, era al centro e non era legata; dietro di me c’era un altro seggiolino più grande che usavamo solo in alcuni momenti, quando la piccola non era stanca. Erano le 9,30 – ha aggiunto Noli – e poco prima del rettilineo, proprio mentre incrociavo l’Alfa 159 questa ha invaso la mia corsia. Non avevo spazio e mi sono buttato a sinistra. L’altra vettura ha fatto una manovra brusca per rientrare nella sua carreggiata prendendo in pieno la mia ruota. Ho perso il controllo dell’auto che ha decollato fuori strada. Quando ci siamo fermati mi sono slacciato e ho raggiunto mia moglie che non era cosciente e la bambina. Ho estratto prima il seggiolino mentre ho atteso l’arrivo dei vigili del fuoco per portare fuori mia moglie». La famiglia della piccola Sofia ha deciso di non costituirsi parte civile. Ultimo teste in aula un volontario del 118 che quella mattina intervenne dopo l’incidente. «Mi occupai di Pireddu – ha detto Antonio Sale – era molto scosso, piangeva e chiedeva di poter andare via. Ricordo che aveva l’alito alcolico. Disse che non ricordava granché dell’incidente». Il processo è stato aggiornato a maggio. (k.s.)

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