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Nuoro

processo d’appello per il delitto nella cantina

Omicidio di Angelo Filindeu il pm: «Condanna troppo lieve»

Omicidio di Angelo Filindeu il pm: «Condanna troppo lieve»

NUORO. «L’imputato merita 30 anni, togliete le attenuanti generiche», aveva chiesto, in sostanza, il pubblico ministero Giorgio Bocciarelli nel suo ricorso contro la condanna di primo grado a 16 anni...

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NUORO. «L’imputato merita 30 anni, togliete le attenuanti generiche», aveva chiesto, in sostanza, il pubblico ministero Giorgio Bocciarelli nel suo ricorso contro la condanna di primo grado a 16 anni con il rito abbreviato ritenuta troppo leggera. E ieri mattina, davanti ai giudici d’appello di Sassari, quella richiesta è stata ricordata nella relazione introduttiva al processo di secondo grado per l’omicidio di Angelo Filindeu – ucciso a Orgosolo nel marzo del 2015 dal cognato Antonio Devaddis – che si è aperto in modo ufficiale. Bisognerà attendere la prossima udienza, fissata per metà marzo, tuttavia, per capire quali saranno le richieste del procuratore generale e delle parti in causa.

Devaddis, difeso dall’avvocato Basilio Brodu, ha rinunciato a comparire all’udienza. Mentre ieri a Sassari erano presenti due sorelle della vittima: sono rappresentate dall’avvocato Francesco Tazzari dello studio legale Rovacchi-Intagliata. Dopo la lettura della relazione introduttiva fatta dal presidente Plina Azzena, l’udienza è stata rinviata al metà marzo: in quella data il presidente darà la parola al procuratore generale per le sue richieste finali, all’avvocato di Devaddis, Basilio Brodu, per l’arringa, e all’avvocato di parte civile, Francesco Tazzari.

Il delitto era avvenuto a metà del mese di marzo del 2015 e aveva avuto come sfondo una cantina di Orgosolo. Antonio Devaddis era stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver ucciso «in stato di ebbrezza alcolica mediante l'uso di un coltello da cucina, Filindeu Angelo, dapprima attingendolo nella zona sternale, provocandogli delle lesioni non mortali, quindi, con un fendente, sferrato all'altezza del volto, tagliandogli la metà anteriore del collo, determinando, come scritto dal medico legale, “una quasi decapitazione”». Devaddis era stato processato in primo grado con il rito abbreviato. Per lui il pm aveva chiesto una condanna a 30 anni, ma il gup Claudio Cozzella aveva concesso all’imputato le attenuanti generiche e alla fine lo aveva condannato a 16 anni. Il pubblico ministero aveva allora presentato ricorso in appello contro questa sentenza ritenuta decisamente troppo leggera. E ieri mattina, a Sassari, si è aperto il processo di secondo grado. (v.g.)

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