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Nuoro

Il pm De Angelis: «Fu un processo a senso unico»

«A me del caso Tortora, non colpisce tanto l’arresto pazzesco e l’assenza di verifiche su quanto sostenuto dai collaboratori di giustizia, colpisce la condanna in primo grado. Fu un processo a senso...

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«A me del caso Tortora, non colpisce tanto l’arresto pazzesco e l’assenza di verifiche su quanto sostenuto dai collaboratori di giustizia, colpisce la condanna in primo grado. Fu un processo a senso unico» è un intervento ricco di spunti tecnici e storici, ma carico di grande umanità, quello del pm della Dda, Paolo De Angelis. Rivolgendosi in particolare agli studenti presenti, il pubblico ministero cagliaritano comincia col ricordare il contesto nel quale era maturata l’accusa a Enzo Tortora, all’inizio degli anni ’80. «In quella Napoli – spiega – succedeva di tutto, era molto peggio di Gomorra. Era un inferno. La magistratura aveva quindi l’esigenza di dare una risposta forte: spuntarono fuori due pentiti e sulla base delle loro accuse vennero arrestate 800 persone. Uno di questi era Enzo Tortora. I magistrati credettero a quei pentiti in maniera cieca. Ma i collaboratori di giustizia non sono sempre stati gestiti così. Per Giovanni Falcone, ad esempio, ciò che dicevano i pentiti non era oro colato, non bisognava crederci in modo aprioristico, ma si doveva controllare». De Angelis, nel suo intervento di ieri, ricorda anche che forse sulla scorta di errori del passato, le nuove leggi in materia di collaboratori si è stabilito che questi devono essere affidati a un organo diverso da chi li interroga, e poi servono riscontri alle loro dichiarazioni. Ma resta il fatto che l’attività del giudicare, in ogni caso, è molto complessa ma nel dubbio si assolve. Per questo, nel processo, è fondamentale il ruolo del difensore: l’accusa sottopone a verifica la sua ipotesi attraverso il dubbio che apporta il lavoro dell’avvocato«. ( v.g.)

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