Sarule, studenti a confronto con i migranti
Dibattito in occasione del primo incontro del festival letterario Entula con Alessandro Leogrande
SARULE. È stata la biblioteca di Sarule a ospitare il primo incontro di Entula, il festival letterario diffuso dell’associazione Liberos giunto alla quinta edizione che due giorni fa ha aperto i battenti con la presentazione dell’ultima opera di Alessandro Leogrande, giornalista scrittore vicedirettore del mensile “Lo straniero”che collabora anche con “Il Corriere del Mezzogiorno”, “Il Riformista”, “Saturno” (inserto culturale de “Il Fatto Quotidiano”) e Radio Tre. Una sala gremita, dove l’età media era veramente bassa. Merito della presenza dei ragazzi delle scuole medie sarulesi che nell’occasione hanno potuto presentare al pubblico il risultato di un progetto culturale organizzato dalla biblioteca guidata da Maria Paola Forma e dall’assessorato ai Servizi sociali con Simonetta Ladu. In linea con l’argomento principale di “La frontiera”, l’opera oggetto dell’incontro che tratta del grande fenomeno migratorio di cui siamo testimoni nel Mediterraneo, e la cui presentazione è stata arricchita con il contributo di Alessandro Triulzi, professore di Storia dell’Africa all’università di Napoli e Gabriel Tzeggai, Eritreo di Asmara che invece lavora all’università di Sassari, i ragazzi hanno letto alla sala le testimonianze di diversi ospiti del centro di accoglienza Donnedda, nelle campagne del paese. L’esperienza di confronto e crescita è nata all’interno del progetto LibriLiberi, concorso che premia i giovani lettori, incentivando la lettura e la frequentazione degli spazi della biblioteca, ma che si pone soprattutto il fine di avvicinare i giovani a dei testi appositamente scelti per la loro età. «Concorso che si sta rivelando importantissimo per la formazione dei nostri ragazzi – è il commento del primo cittadino Mariangela Barca –, e che trova tanto entusiasmo soprattutto in loro», che hanno ricevuto un arricchimento maggiore dopo aver intervistato i giovani ospiti, poco più che ventenni del centro di accoglienza, cogliendo gli aspetti più importanti del loro viaggio e della loro esistenza prima di partire. Significativa la frase letta da una giovane studente in merito al racconto drammatico di un giovane africano giunto in Libia. «Avevo paura del viaggio e non volevo affrontarlo, ma se non m’imbarcavo sarei stato ucciso di sicuro. E tra lo scegliere una morte certa e una morte probabile, ho scelto la seconda». (m.c.)
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